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Come hai iniziato a ballare?
Ho sempre amato la musica, già da piccola sentivo il bisogno di esprimere questo amore. Semplicemente ballavo molto già poco dopo aver iniziato a camminare. Ricordo che avevo 10 anni e mia madre aveva dato una festa di compleanno. Io ballavo, tutti ballavamo, ma lì ho capito che mi piaceva ballare più degli altri, perché tutti ballavano qualche canzone, si sedevano o facevano altro. Ma la musica continuava ad andare, era bella ed io non mi fermavo. Lì ho compreso che mi piaceva ballare più che alla media delle persone.

Quando è diventata una professione?
Ho iniziato ad insegnare quando avevo 15 anni, ma non direi che all’epoca ero già una professionista, anche se un po’ già lavoravo. Credo fosse parte del mio allenamento, per condividere il ballo. Nel 2006 ho smesso di fare qualsiasi altro lavoro. Prima lavoravo con la danza, ma anche nei ristoranti e con i bambini. Dal 2006 mi è stato impossibile continuare a fare qualsiasi lavoro “normale”.

Credi ci sia un’età corretta per iniziare ad insegnare e ad avere le proprie classi?
Credo sia difficile stabilire un’età. Dipende dalle persone e dal posto, perché in alcuni posti non vi è nessuno che balla, quindi anche se c’è qualcuno di giovane o con poca esperienza è una cosa buona che faccia qualcosa e comunichi questa cultura nel miglior modo possibile. Si possono aiutare molte persone che vogliono ballare, seguire lezioni ed anche questi insegnanti possono imparare, facendo riferimento ad altre persone con maggiore esperienza. Quindi non credo ci sia un limite di età, è una cosa che ha a che fare piuttosto con l’intenzione e l’esperienza. L’intenzione è molto importante: se vuoi farlo per i soldi o perché ti piace sentirti “al di sopra” di altri o come tu voglia chiamarlo, qualcosa che ti faccia sentire speciale perché tutti ti guardano e vogliono imparare da te, se è questa la ragione principale… allora ho qualche problema con questo. Per me si deve voler comunicare la propria passione, la propria danza ed i movimenti in qualche modo. Ami quello che fai e vuoi condividere questo amore: credo sia solo questo. Non bisogna essere dei grandiosi ballerini per essere insegnanti, ma penso che l’esperienza e l’intenzione parlino più forte di tutto.

Tu e Martha eravate molto giovani quando avete vinto il Juste Debout; come ci si sente? Intendo, eravate focalizzate su quel momento, vi eravate allenate con quell’obiettivo?
Non ci siamo mai chieste se fossimo pronte, perché la risposta sarebbe sempre stata “NO”, ahah! Non abbiamo mai pensato di poter vincere, volevamo semplicemente provare, per cui non eravamo concentrate sul quel momento.
Ero appena tornata dalla Jamaica, io e Martha eravamo felicissime di vederci e di ballare insieme. Prima abbiamo vinto in Svezia, era solo questione di molta energia in circolo, si trattava di lasciarsi andare e divertirci assieme. Non ci aspettavamo di vincere, poi prima di Parigi ci siamo allenate.

Come hai conosciuto Joseph Go?
È sempre stato la mia ispirazione dal 2005 circa. L’ho visto su youtube, era grandioso, ho amato subito il suo modo di ballare e l’energia. Poi un anno dopo è venuto in Svezia ed abbiamo ballato tutta la notte ad una jam; ero così felice che l’ho scritto nel mio diario.
Da allora siamo rimasti in contatto, poi è venuto in Svezia per fare un tour con Meech ed altre persone. Così ci siamo avvicinati, perché in questi tour si balla assieme, si dorme nello stesso hotel, si mangia assieme. È stata una grande opportunità per conoscerci. È tutt’ora la mia ispirazione e ci alleniamo ancora assieme.

Tu e Martha ballate ancora insieme?
Abbiamo fatto molto, per molti anni. Poi abbiamo iniziato naturalmente a fare più cose separate. Dopo tanti anni insieme, una volta tornate in Svezia, abbiamo capito di avere obiettivi diversi. Il modo in cui viviamo è molto diverso, per cui ci siamo tuffate nei nostri percorsi ed obiettivi individuali. Abbiamo una crew, le Soul Sweat.
Prima del Juste Debout abbiamo fatto molte cose per la scena qui in Svezia, poi ciascuna di noi ha provato a fare le proprie cose. Siamo comunque una crew, usciamo assieme, ma balliamo un po’ meno, non più tutti i giorni come prima.

Come vivi il battle quando partecipi?
Quando partecipo ad un battle mi auguro e spero che il dj sarà magico e che suonerà della bellissima musica, che mi farà volare dalla finestra. E spero anche di divertirmi, di riuscire a sentirmi libera. Questo è ciò che spero quando vado ad un battle.

Al giorno d’oggi vi sono molte donne che raggiungono livelli alti, ma sono comunque poche. Come mai secondo te?
Perché viviamo in un mondo di uomini. Per me. Mi spiace dirlo, ma è un po’ triste. È come se noi fossimo delle visitatrici in questo mondo, delle ospiti. La scena della danza è decisamente dominata dagli uomini, che occupano posizioni di potere come organizzatori, giudici, presentatori e dj. Sono uomini e gli uomini guardano altri uomini. Perciò sia la loro che la nostra visione sono un po’… sai… non penso sia a causa della danza, ma della società.
Ci sono gli uomini e le donne, è difficile raggiungere un equilibrio. In ogni luogo, la parola uguaglianza cambia significato.
E credo che la nostra scena sia stata infettata da questo modo di vedere le cose e le persone. Intendo dire che ci sono un sacco di cose incasinate riguardo questo argomento. La società vuole le donne spaventosamente insicure, terrorizzate e focalizzate solo sul look. Questo è ciò che ci è stato propinato ogni giorno, questo ci rende instabili e ci fa sentire insicure, che ne siamo consapevoli o meno.
Quando balli, quando fai le tue cose, quando si tratta di te, noi siamo super insicure riguardo noi stesse. Come possiamo fare il nostro? Nel modo migliore, sentirci meglio di chiunque altro, in modo naturale. Ma non è così chiaro, sai? Credo sia per questo che le cose siano come sembrano. Ad oggi abbiamo tutte regole maschili, soprattutto nei battle, c’è una sorta di format di ciò che si deve e non deve fare. E tutto ciò è più in linea con qualità maschili: essere diretti, esplosivi, andare dritti senza essere recettivi, oppure pensare ad altre cose. Questa è una caratteristica maschile. Tutti hanno caratteristiche maschili e femminili e quando queste sono bilanciate, credo che sia il momento in cui funzioniamo meglio.
Ma quando uno prevale sull’altro non c’è equilibrio. Ci può’ essere equilibrio solamente nel momento in cui l energia femminile trova libertà di espressione e va a condizionare lo strapotere maschile attuale.

Vuoi lasciare un messaggio a questa scena, ad oggi confusa su cosa siamo e cosa facciamo?
Credo che tutti potremmo sentirci meglio se osassimo essere noi stessi e svilippure noi stessi come persone: io come Niki, tu come tu. Credo che creerebbe molta più pace tra noi, in ciò che facciamo. Porterebbe la nostra danza ad un altro livello, la nostra intera comunità ad un altro livello e credo vi sarebbe solo del buono in questo. Penso che potrebbero derivarne solo cose positive. Ora vedo persone nascondersi dietro a maschere, sia quando ballano che nella società. È perché sentono il bisogno di indossarle e purtroppo per loro funziona. Credo che se indossi sempre una maschera prima o poi ti si ritorcerà contro, non ti sentirai bene con te stesso, non potrà durare a lungo. Questo è il mio augurio per la nostra scena: osate nell’essere voi stessi e siate i migliori voi stessi che potete essere.

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