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Come hai iniziato a ballare?
Se devo decidere un momento preciso in cui ricordo me stesso ballare, penso a quando avevo sette anni. A quell’età ero già cosciente di ciò che volevo fare e del perché ballavo nel cortile della scuola e per strada. Ovviamente tutti dicono che ballano sin da quando avevano tre o cinque anni, ma come fa un bambino di quell’età a sapere veramente perché e cosa sta facendo?

Quando sei diventato uno dei più richiesti coreografi al mondo?
Se ti riferisci a quando ho iniziato a viaggiare grazie alla danza, potrei dire verso la fine del 1999, lì ho iniziato a muovermi per insegnare coreografia. Ma la cosa ha preso piede realmente nel 2004, quando non necessitavo più di mantenermi con un altro lavoro e potevo vivere solo con gli introiti della danza. Ho smesso di lavorare alla Apple per fare esperienza nel mondo ed imbattermi in molte influenze e persone grandiose.

Quando crei una coreografia o giudichi altre coreografie, qual è il dettaglio più importante che vuoi vedere?
Per me i dettagli equivalgono al sapere se sono rilassato o meno. Semplice. Non pianifico i passi, vado direttamente attraverso il freestyle e sento il movimento. Impersonificare la canzone è il must. Qualcosa che esterni quella potenza ed energia dal profondo. È difficile spiegare come trasformo il mio freestyle in una coreografia che poi ricordo.
Replico il feeling, dopodiché definisco i movimenti, non giudico le coreografie di altre persone. In generale non presto molta attenzione agli altri in questo modo. Chi sono io per giudicare ciò che loro creano? Posso solo dire come mi fa sentire. Se quello che stanno facendo è reale, allora grandioso. Se non è così, che lo portino altrove. Direttamente. Il dettaglio che più ricerco è la sincerità dell’essenza di chiunque stia ballando di fronte a me od in un video. Se appare come un sentimento o come un lavoro.

Arrivi dal mondo della coreografia, ma fai anche freestyle. Ti senti una sorta di outsider?
Questa è una sensazione che a volte ho. In realtà accade il contrario. Il mio background è il freestyle, da prima arrivassi alla coreografia. La coreografia deriva dalle radici degli stili di danza, semplicemente viene memorizzata e ripetuta. Mi sono trasferito a L.A. per avere più opportunità di lavoro. Sentirsi un outsider significherebbe non sapere come esprimere se stessi attraverso la danza ed io non ho questo tipo di problema.
Negli States ed in Asia sono conosciuto più per il freestyle mescolato alla coreografia. Credo di avere questo tipo di impatto solo sull’Europa, ma dopo che sono stato ad un evento hanno capito e visto di cosa si tratta e chi sono nella danza.

Partecipi ai battle, come quest’estate al Give It Up, per lasciare un messaggio riguardo l’avere un background più ampio?
Si. Partecipo anche alle jam. Più in Asia e negli States, oltre che in Europa, quando ho tempo e soldi extra. Purtroppo negli States non ci sono molte jam, cosa che mi rende triste, ma in alcuni posti invece ci sono spesso jam e session.
Di certo, quando ho partecipato al Give It Up, so che non stavo cercando di lasciare un messaggio. Shay mi ha semplicemente scritto che sarebbe stato lì e mi ha chiesto se volessi farlo con lui; ho risposto: “sicuro” e così lo abbiamo fatto (lol). Semplice, non ho dovuto pensarci. Fare battle e fare freestyle sono cose che verranno sempre al primo posto, se dovessi fare una scelta. Amo lo scambio.
Se qualcuno dovesse pensare che stessi lasciando un messaggio, per favore ditemi cosa cercavo di dire!

Qual è l’esperienza più eccitante nella tua carriera sino ad oggi?
Credo che la maggior parte delle persone sceglierebbe quale artista hanno incontrato o con cui hanno ballato, ma per me… credo sia la prima volta che ho viaggiato e sono stato a Taiwan.
È stato un vero shock culturale. Non avevo idea del mondo esterno fino a che non ho potuto metterci piede. Mi hanno trattato come uno di famiglia ed era un’esperienza necessaria perché aprissi la mia mente ed accettassi più cose, giudicare meno ed apprezzare di più ciò che ho e ciò che faccio. Ho ancora degli amici da quel primo viaggio. Non li dimenticherò mai.

Hai qualche progetto futuro?
Sto sempre lavorando a qualcosa. Non posso ancora condividere le cose “grosse”, ma una cosa di cui sono felice è che sto iniziando il mio youtube show “What’s Your M.O (Modus Operandi)?”. È uno show hip-hop intellettuale che comprende molte cose della danza/vita, per aiutare le nuove e vecchie generazioni a pensare. È una cosa molto “mentale”. Si potrebbe definire un tutorial mentale.
Vi sono informazioni che faranno da scintilla per un dibattito, per trovare risposte o dare consigli su come entrare nella musica in modi diversi.
Come si impara dai passi di danza, si impara dalla mente a capire meglio chi sei, anziché essere come la maggior parte dei ballerini/coreografi robot che abbiamo ad oggi. Lo faccio con la speranza che qualcosa possa crescere per le nuove generazioni, come è stato per la mia.

Hai qualche consiglio o messaggio da dare alle odierne generazioni di ballerini?
Il mio consiglio per le nuove generazioni è sempre quello: impara a fare le lasagne dall’inizio. Tutti possono preparare del cibo istantaneo al microonde, ma riceverai molto più rispetto e proverai più gusto quando crei e lo cambi per te stesso.
Se potete rapportare questo alla danza, allora penso capirete. Cercate di non imparare solo cose che apprendete velocemente, mentre invece non sapete nemmeno cos’è il groove o un two step.
Abbiamo sviluppato questi stili e personalità attraverso tempo ed esperienza. Questa generazione è più fortunata poiché ha insegnanti come noi. Usateci e crescete.

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