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In una tipica serata romagnola, davanti ad un ottimo piatto da SpaghettiNotte abbiamo incontrato i Break the Funk, storica crew della scena italiana, a dieci anni dalla loro vittoria del B.O.T.Y. 2004.

Com’è nato tutto?
Duna: era l’estate del 1998, Match Music Television aveva organizzato a Riccione un contest per crew che ha visto protagonisti alcuni tra i migliori bboys italiani. In quegli anni le occasioni per beccare tutti erano davvero poche! Denis, Foglia ed io abbiamo deciso di partecipare insieme… vincendo!
Il premio del contest era la possibilità di ballare al Grand Hotel di Riccione il giorno dopo, all’interno di un’importante Tattoo Convention e fu proprio nella piscina del Grand Hotel, tra un tuffo e l’altro, che dovemmo decidere un nome col quale farci presentare per l’occasione.
Tutti e tre volevamo un nome che rappresentasse le nostre passioni: il funk e il breakin’. Decidemmo abbastanza in fretta e, fra le tante ipotesi, “Break the Funk” ci suonava bene! Ci dicemmo che poi l’avremmo cambiato, non pensavamo sarebbe stato quello il nostro nome definitivo.
Denis: con Duna e Foglia ci allenavamo da anni sotto i portici di Bolo e c’era un enorme rispetto reciproco, nato nei cerchi di Zona Dopa al Livello 57 e cresciuto nelle storiche jam di quel periodo, come Indelebile a Rimini, Juice ad Ancona, Urban Skillz a Zurigo e Vibrazioni Positive a Cesena. Aver vissuto assieme questi momenti aveva creato un feeling così naturale che il formare una crew sarebbe stato comunque lo step successivo e probabilmente quel contest è stato solo il giusto pretesto.

Perché il nome provvisorio è poi rimasto fino a diventare definitivo?
Duna: A Riccione ci hanno da subito proposto delle date con quel nome. Cosa fai, lo cambi? Nei due anni successivi, 100 date: fregati a vita! Ahahah!
Denis: quel momento ha dato uno start ed in qualche modo ufficializzato una nuova identità, in cui ci siamo riconosciuti ed in cui la scena connotava degli elementi già noti nell’underground.

Quindi il breakin’ era già il vostro lavoro?
Duna: Non esattamente. Io frequentavo l’università e gestivo il mio studio di registrazione, Foglia faceva il metalmeccanico e Denis l’idraulico.
Denis: Presi la decisione di abbandonare uno stipendio fisso dopo circa un anno, quando sempre più spesso arrivavo al lavoro dopo aver fatto un “dritto” da qualche viaggio.. e in quegli anni gran parte dei termosifoni era ancora in ghisa!!!
Era il 1999, quello fu un anno indimenticabile per me. Firmammo il nostro primo contratto di sponsorizzazione con Carhartt (collaborazione che è andata avanti fino al 2006) e cominciarono ad arrivare impegni quasi ad ogni weekend.
Non solo le classiche “marchette”; iniziavano ad arrivare anche chiamate piuttosto importanti. Ricordo ancora il weekend di giugno in cui al sabato abbiamo fatto uno showcase a Napoli sul Dj Set di Frankie Knuckles (RIP) e la domenica a Roma come apertura del concerto del Wu-Tang Clan.
Duna: Mamma mia, che ricordi… quello fu l’anno del B.Boy Event in piazza Maggiore e dei nostri cerchi infiniti sui sanpietrini. Continuammo tutta la notte, prima al Mercato delle Erbe, poi di fronte al McDonald della stazione.
Denis: Senza contare le sfide a muso duro con i milanesi, iniziate al Palladium di Vicenza e finite al Base di Milano, con Kurtis Blow che annunciava il battle (sembrava di essere in Beat Street).

Quando avete deciso di ingrandirvi?
Denis: Blade è entrato in crew pochi mesi dopo e siamo rimasti in quattro fino al 2000. In quell’anno abbiamo avuto l’onore di ballare in occasione dei concerti di Sugarhill Gang, Grandmaster Flash, Dj Kool Herc, The Arsonist. Nello stesso anno Foglia ed io iniziammo il tour con Dj Lugi.
Quattro bboys con stili e skillz completamente differenti: un punto di forza nei battles ma di difficile gestione negli show. Ci mancava uno stand-up dancer!
Duna: per noi una crew, per potersi definire veramente completa, non poteva non avere l’elemento “in piedi”, quindi la nostra ricerca si rivolse in quella direzione. Nel 2000 abbiamo provato a fare delle cose, prima con Hop di Livorno e poi con Mister X. La loro collaborazione non durò tantissimo in entrambi i casi.
Poi, nel 2001, finalmente abbiamo trovato una stabilità con Kris, Ely L e Messy, che entrarono ufficialmente in Break The Funk e questa formazione è stata la base per una crescita nella qualità coreografica che stavamo cercando per i nostri show ..Avevamo preso la giusta direzione!
Denis: Poi, nel Gennaio 2002, cominciarono gli stravolgimenti. Foglia ci comunicò di voler uscire dalla crew e noi, che da qualche tempo avevamo invitato Fast ad allenarsi con noi, decidemmo di farlo entrare in Break the Funk.
Duna: Siamo sempre stati così: prima ti invitavamo ad allenarti con noi, poi, se c’era il giusto feeling ed eri fortemente motivato, ti proponevamo di entrare in crew. Ma prima ci dovevamo conoscere.
Denis: È come un invito a cena: di solito accogli nella tua casa persone di cui ti fidi, cerchi di apparecchiare al meglio e di cucinare le specialità migliori. È importante far sentire l’ospite in un ambiente familiare. Ma allo stesso tempo un ospite deve anche saper fare l’ospite, deve sapersi comportare a modo. Non permetteresti mai ad un ospite di pisciare per terra a casa tua.
Duna: Con l’anno nuovo fece il suo ingresso anche Alex il Russo, aka Fist, noto per la sua particolarità di ballare sui pugni. Era un esempio di costanza, metodicità e spirito di sacrificio! Si allenava dalle 6 alle 8 ore al giorno, tutti i giorni, anche a Natale.
Denis: Anche troppo! Ahahah!

Quali erano i vostri obiettivi in quegli anni? Ci sono stati altri cambiamenti in crew?
Duna: Il 2003 fu l’anno più tosto: avevamo così tante richieste lavorative che qualche volta ci è toccato persino rinunciare, ma la nostra priorità era provare a concretizzare un sogno che da tempo avevamo: uno show teatrale fatto come si deve.
Cominciavamo ad avere bisogno di rinforzi e – anche in vista della prima edizione del Battle of the Year Italia – decidemmo di coinvolgere due giovani promesse della nostra zona: NastyDen e Kira.
NastyDen: Kris mi chiamò dicendo: “Ti andrebbe di iniziare ad allenarti con noi?” ed io: “Mmh, ci penso e ti faccio sapere”.
Denis: Ci è stato subito molto simpatico, il ragazzino!
Duna: Cominciammo da subito a lavorare sodo per concretizzare questo progetto teatrale: oltre sei mesi di preparazione quasi tutti i giorni, per realizzare quasi un’ora di show: Dimensioni Parallele.
Denis: Sono d’accordo con Duna, il 2003 è stato molto duro. Durante la settimana, mille ore di prove e nei weekend gli impegni lavorativi: un tour nei casinò in Slovenia, gli spot e la sigla di Yo! MTV Rap seguito da una tournee in tutta Italia per Nike, poi la Coupe du Monde de Danses Urbaine a Parigi (il nostro primo battle all’estero da invitati), il tour estivo per Coca Cola, etc.
Poi Dimensioni Parallele andò in scena prima a Verona, poi a Roma e fu un successo. Quindi arrivò il B.O.T.Y. Italia e lo vincemmo, andando al B.O.T.Y. International e piazzandoci al sesto posto. Che dire? Tutta la fatica fatta era stata ripagata!
NastyDen: Proprio al B.O.T.Y. in Germania fummo notati da un agente svizzero, che ci ingaggiò per un tour invernale nelle discoteche di Austria, Svizzera e Germania. A farci chiudere alla grande il 2003 ci pensò la FIAT, che in Dicembre ci piazzò un mega tour di 20 date in tutta Italia.
Denis: In quell’occasione decidemmo di coinvolgere in Break The Funk anche Tommy di Rimini. Senza di lui il tour della FIAT non sarebbe stato lo stesso.

Il 2004 è stato un anno importante per voi. Come siete arrivati alla vittoria nel Best Show del B.O.T.Y. International?
Duna: L’anno trascorso aveva rafforzato lo spirito della crew. Avevamo definito gli otto elementi che avrebbero fatto il prossimo B.O.T.Y. e lo show avrebbe puntato meno sulla parte in piedi. Quindi dovemmo fare a meno di Ely e Messy. Come per l’anno precedente, passammo tanto tempo in sala per costruire la coreografia, ma l’esperienza ci aveva migliorato ed anche se non è stato per niente facile, i giovani cominciavano a capire l’importanza dello show.
NastyDen: Anche perché, se volevamo avere la possibilità di andare avanti al B.O.T.Y., il primo step era quello di presentare uno show ben fatto. Un bello spettacolo da proporre significava anche più opportunità di lavorare ed in quell’anno le “bazze” ci piovevano dal cielo.
Denis: Nel vero senso della parola: un’esperienza che non dimenticheremo mai fu ballare per Papa Giovanni Paolo II° alla Giornata Mondiale della Gioventù, in una Piazza S. Pietro gremita di persone ed in diretta in mondovisione. Personalmente è stato un momento davvero toccante. Per me quella benedizione ha consacrato l’intera annata.
Duna: Mentre preparavamo il nuovo show, continuavamo a fare le nostre date in Italia e all’estero e non mancavamo mai ai contest più importanti. In quel periodo vincemmo quasi tutto, compreso il Freestyle Session Italy.. e più vincevamo, più inevitabilmente la scena dei bboys ci odiava. Anzi, non so perché, ma odiavano Denis. Ahahah!
Denis: Purtroppo in generale era così. Già ero poco simpatico di mio, poi quando entravo nel mood da battle non ne parliamo! Ahahah! Comunque arrivammo al B.O.T.Y. Italia preparati e carichi per fare del nostro meglio. Salimmo sul palco del Teatro Olimpico, ci posizionammo e prima che partisse la musica fummo accolti da buuu e fischi. In quei secondi la testa le pensa tutte. Le emozioni erano così forti ed allo stesso tempo così confuse che non sapevamo come reagire. Poi è partita la musica e noi siamo esplosi, scaricando tutta la tensione con la cosa che in realtà ci riusciva meglio: ballare.
NastyDen: Alla fine abbiamo vinto, questo era quello che contava ed il nostro obbiettivo era la World Final. Tutto il resto erano solo chiacchere e invidie inutili.
Duna: Prima del B.O.T.Y. International, partecipammo di diritto in rappresentanza dell’Italia al Freestyle Session Europe a Londra. Questa esperienza ci ha aiutato a capire il livello di breakin’ che c’era in giro: atleticamente erano tutti molto forti, ma allo stesso tempo i bboys con stile e footwork originali erano ben pochi. Avevamo capito che quello che dovevamo fare per il B.O.T.Y. era puntare tutto sullo show, mettendo in luce la nostra originalità ed il nostro buon gusto coreografico.
Denis: Alla fine quel 23 ottobre 2004 arrivò. Eravamo ancora una volta su quel palco, di fronte ad una folla di oltre 12 mila persone. Il resto è storia.

Poi cosa è accaduto? Quali sono state le evoluzioni in questi ultimi 10 anni?
Duna: Avevamo lavorato per anni alla costruzione di diversi show, che portavamo in scena in poche occasioni. Avevamo un atteggiamento molto critico e sentivamo spesso la necessità di ritornare in sala per preparare cose nuove. Questo, unito allo stress fisico e mentale post-B.O.T.Y., ci aveva portato a decidere di prenderci una pausa con le nuove creazioni.
Portammo in giro il Best Show per tutto il 2005 in diversi teatri e fummo invitati ad importanti competizioni internazionali all’estero, tra cui il Break on Stage a Bilbao, il DIP Summa Jam a Lussemburgo ed il Red Bull Beat Battle a Londra, piazzandoci sempre sul podio. Quell’anno a Modena aprimmo l’unica data italiana di Snoop Dog.
NastyDen: Tra il 2006 e il 2007, l’anno di pausa ed il non darsi da subito nuovi obiettivi importanti da raggiungere hanno portato scombussolamenti davvero epici in Break The Funk. Ognuno ha preso la propria strada, a livello lavorativo o di stile di vita… C’è anche chi si è perso.
Denis: Blade uscì, Fast non si capiva cosa volesse fare, Messy smise di ballare, Foglia si riavvicinò a noi, Kris si dedicò ai Gangsta Boogaloos, Alex tornò in Russia e Kira entrò nei Bandits. Era arrivato il momento di rigenerare la crew con elementi freschi, giovani e pieni di voglia di spaccare. Nel 2007 entrarono in crew quattro dei miei allievi più promettenti: Cap, Noccio, Kikko e Alby.
Duna: Denis è stato il primo in Italia ad insegnare breakin’ nelle scuole di danza già nel 2000. Negli anni, tra Bologna, Lugo, Rimini e Perugia, aveva tirato su nuove leve tecnicamente e stilisticamente competitive e – fortunatamente – con la giusta mentalità.
Denis: Nel 2007 testiamo subito l’ingresso dei giovani con la preparazione di uno degli show teatrali a mio avviso più belli di sempre: Back in a New Day. Uno spettacolo su musiche originali create su misura e suonate live da batteria e contrabbasso. Per l’occasione coinvolgemmo nel progetto anche Micaela, da affiancare ad Ely L nelle parti di lockin’ e danza contemporanea. La prima andò in scena al Teatro Comunale di Ferrara, per il Funk Fever. Fu eclatante: i Break the Funk come nessuno mai li aveva visti. A mio avviso quello doveva segnare una svolta artistica nel gruppo e poteva essere la base per un progetto teatrale in grado di poter girare ovunque. Ma non fu così.
Duna: Vuoi per un discorso di età e percorsi differenti, vuoi per il normale corso delle cose, ognuno di noi aveva obiettivi diversi. Nel mio caso specifico avevo sempre meno interesse verso gli show, forse gli anni precedenti mi avevano saturato.
NastyDen: Sentivamo sempre meno la voglia di passare le serate in sala ad allenarci per gli show e sempre più la voglia di migliorare singolarmente. Volevamo alzare il nostro livello e volevamo fare dei contest.
Denis: Io invece, che da 14 anni facevo contest, non ne potevo più delle sfide. Iniziavo persino ad avere una sorta di rigetto verso certi eventi. Sempre le stesse facce, tutti incazzosi e contest sempre più infiniti. Non ce la facevo più e ho detto basta. A me piaceva ballare, emozionarmi prima di salire sul palco come se ogni volta fosse la prima volta. Il mio obiettivo era trasmettere qualcosa al pubblico, per poi godermi il post-show con la mia crew. Questa era la cosa che mi spingeva ad andare avanti.
NastyDen: Dal 2008 in poi, io e Duna abbiamo cercato di tenere in piedi la situazione. Abbiamo fatto diverse cose e collaborato in alcune occasioni anche con altri bboys di zona, come Antonio, Alex e Braccio. Negli ultimi anni siamo sempre arrivati alle fasi di semifinale a tutti i contest per crew a cui abbiamo partecipato, tra i più importanti vi sono l’Hip Hop Connection ed il Dojobe (in Austria). Cap e Noccio hanno vinto per due anni consecutivi il 2vs2 al Funky Fresh ed anche singolarmente siamo stati invitati ad importanti 1vs1, come il Red Bull BC One Cypher Italy (io per due volte nei top 16), il Battle of the Year Italia e lo UK B.Boy Championship.
Duna: In definitiva i Break The Funk sono ritornati a fare contest con intenzione solo due anni fa. Finalmente ora abbiamo ritrovato un equilibrio del quale siamo contenti e posso dire che si è ricreata una nuova famiglia. La formazione per i battle attualmente è composta da Den, Kikko, Cap, Noccio, Tommy, Foglia ed il sottoscritto.

Ritrovata la stabilità, quali sono i vostri progetti futuri come singoli e come crew?
NastyDen: Vorrei fare degli show e, come crew, crescere di livello, continuando a rappresentare come prima, se non di più!
Duna: Mi piacerebbe riuscire a tornare ad un livello alto nei contest con la formazione attuale. Singolarmente, quello che mi interessa è continuare a divertirmi con la passione più grande che ho, cercando di trasmettere lo spirito che c’è dietro.
Denis: Come insegnante continuo a mettere a disposizione il mio know-how alle nuove generazioni e chissà: magari alcuni miei allievi di oggi saranno i Break the Funk di domani.

Avete dei rimpianti?
NastyDen: Sì, non aver colto le opportunità lavorative all’estero dopo il 2004. Ci fu proposto un tour mondiale che sarebbe durato sei mesi (Canada, Sud America, Europa ed Asia). La maggior parte di noi non aveva la testa o la possibilità per affrontare un impegno di tale portata.
Duna: Non essere riusciti a continuare ciò che si era creato fino al 2007, quella sintonia per costruire altri show da portare in giro.
Denis: Nel 2008, forse troppo presto, ho smesso di allenarmi. Ho sempre dato la colpa ad un grave infortunio al ginocchio, ma la verità è che avevo perso gli stimoli!

Break The Funk: gioie, dolori, scontri, vittorie ed abbandoni. Ad oggi qual è il momento che più portate nel cuore?
Duna e Denis: senza dubbio la vittoria del Best Show al B.O.T.Y. 2004. È stato il nostro riscatto. L’ultima volta in cui l’Italia si era fatta notare al B.O.T.Y. era stata nel 1995 con The Family (team Italia e Francia), in cui avevano rappresentato Kid Headz e Crash Kid (RIP).
Denis: L’esperienza del B.O.T.Y. è qualcosa che ti segna veramente. Ricordo ancora quei minuti di show, quell’energia indescrivibile che circolava tra di noi. Eravamo in simbiosi l’uno con l’altro, una sola entità. Abbiamo ballato con il cuore in mano. La mia più grande soddisfazione è stata sentire il calore di migliaia di persone che urlavano e battevano le mani mentre stavamo facendo la coreografia. Quello per me è stato il vero trionfo!
NastyDen: Quella vittoria l’ho dedicata a mio padre, che è venuto a mancare proprio quell’anno.
Duna: Vivevamo con l’obiettivo di conquistare un traguardo alto e lo abbiamo raggiunto, riportando l’Italia ad un livello interessante. Break the Funk, piaccia o meno, ha scritto una pagina di storia per la nostra scena.

 

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Categories: Special Crew

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