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set 22

Sicily Rules


Giuseppe Massimino parla della Sicilia, terra da sempre fertile,
che dopo qualche anno di transizione è ritornata con talento e fame

Per la Sicilia è stato un anno da incorniciare!
Per la Sicilia il 2013/2014 è stata la stagione più entusiasmante ed avvincente fino ad oggi. Tanti i successi italiani nel breakin’, sia in ambito personale che di crew, a cominciare dal pluripremiato palermitano Kacyo, che conquista il RedBull BC One, seguito dal catanese Moviecube e dal siracusano Daga, che vince il BOTY ed il Best Show, seguito da un’altra crew siculo/calabrese, i Cool-in-aria (Messina, Catania, Siracusa, Reggio Calabria). Vanno menzionati anche i successi personali dei messinesi Monkey D e della bgirl Alessandrina.
Nell’ambito coreografico, le vittorie sono state altrettanto notevoli, come il terzo alloro all’Hip-Hop International per i Renegade Master, seguiti da un’altra crew catanese: i Dogma Union. Entrambi hanno ben figurato anche al mondiale, con un rispettivo 12esimo piazzamento per i primi e un 20simo per i secondi.
I Mighty Sicily, infine, nel panorama dei freestylers hanno messo insieme il fior fiore dei talenti siculi, come la siracusana Nikita che col giovanissimo messinese Nikten si è aggiudicata il secondo posto in hip-hop e house al Just Debout Italia. C’è poi il talento sempre più affermato del locker Berta, vincitore delle selezioni italiane dell’SDK, quindi il popper siracusano Neji, secondo al Give It Up ed il catanese Biagio, vincitore quest’anno del Wood a Berlino in house.
I Mighty Sicily, composti da elementi della Sicilia orientale, hanno anche conquistato il secondo posto alla World Final di Street Fighters, aggiudicandosi anche lo Shut Up and Dance.
Non è la prima volta che la Sicilia accede alle fasi finali dello Street Fighters, anzi!
Ne conquista il titolo con i Nadanù proprio alla prima edizione.

Qual è il segreto di questi risultati?
Secondo me è da ricercare nella fame di vittoria che da sempre ci accompagna, già dai tempi degli Hardbreakers (1996), prima crew di breakin’ semiprofessionistica siciliana, quando ancora non esisteva la differenziazione, almeno in Italia, tra chi ballava in piedi e chi a terra.
Nella golden age la crew era una sola e lì ci doveva essere tutto per essere completi.
Era un’epoca senza internet né tanto meno voli low cost.
Chi viveva in Sicilia era tagliato veramente fuori dalla knowledge. Vivevamo di stralci di informazioni che ci arrivavano dal nord col contagocce, filtrate alla meno peggio. Fare HH era roba di nicchia.
I siciliani, isolani doc come i sardi, si sa, testardi per natura, sono il genere di persone che quando vogliono diventare eccellenti sono veramente duri a morire.
La sana competizione e l’immensa passione di sicuro sono state la chiave della crescita; credo sia il normale spirito di affermazione.
All’inizio era solo questione di rappresentare, di farsi un nome, di fama, insomma. Ultimamente ci si è messo anche il business.
Il migliore ballerino, vincitore di competizioni, uomo del momento, lavora di più ed è più pagato.
È il più chiamato ad insegnare od a giudicare e quindi ha più possibilità di fare un mestiere della propria passione.
Ecco che, nel bene o nel male, in una terra affamata di lavoro e di opportunità migliori, sviluppare al massimo le proprie abilità diventa una questione di sopravvivenza.
Un proverbio siculo dice: cani affamatu curri chiù fotti (cane affamato corre più forte).
In questo caso i cani affamati si sono trasformati in branco ed insieme, in branco, si caccia meglio.
Ma guai che i cani diventino solitari e si scontrino fra loro per lo stesso pezzo di pane. Di certo la scelta di fare hip-hop prevalentemente per soldi non ha mai pagato nel tempo e prima o poi si è sempre rivelata nella propria debolezza: solo una vera passione può motivare un lavoro infinito come quello del ballerino.
L’associazionismo (la crew) in verità è l’hip-hop stesso, come la concorrenza (il contest). Ma si sa: in medio stat virtus e finché si manterrà un equilibrio tutto andrà per il verso giusto. L’esperienza insegna i limiti e gli equilibri, io cerco sempre di far capire che il vero pane è il mondo.

Qual è il tuo ruolo in queste crew?
Il mio ruolo nei Renegade Masters, Cool-In-Aria, Cyclo-p e Mighty Sicily, dopo 20 anni di contest, è messo a disposizione delle crew senza atteggiamenti di leadership o di capitanato. Lascio che le crew facciano le proprie scelte anche quando le credo sbagliate, cercando di consigliare al meglio e senza atteggiamenti di imposizione, affinché ognuno abbia i propri tempi per scoprire da solo la verità. Mantenere quest’unione in Sicilia con buonsenso ed amore per il lavoro di è per me l’unica via. Di certo le figure adulte, quando continuano a crescere, a dare, restando presenti, possono diventare una risorsa preziosa nella scena e non tanto una palla al piede. Convogliare le energie fresche delle nuove leve in un quadro più grande, di sicuro porta ad un aumento della potenza generale. Quando si perde la propria storia, la propria identità e la memoria delle proprie esperienze non si fa alcun passo in avanti e si ripetono sempre gli stessi errori.

Come vive la scena siciliana?
Vivere in Sicilia e fare HH in questo momento è sicuramente entusiasmante, perché c’è un’atmosfera collaborativa, almeno sul fronte orientale. Ma se da un lato le vittorie hanno entusiasmato, la mia consapevolezza delle difficoltà della scena HH italiana sono sempre più evidenti, mentre qui al sud addirittura drammatiche. Nessun interessamento dei media, a parte la redazione di questo magazine. Solo un blando articolo sui giornali locali ha messo in evidenza questi storici risultati. Invidio a chi vive a Milano o Roma la presenza delle televisioni e delle principali redazioni giornalistiche, nonché delle produzioni di spettacoli ed eventi più importanti. Vivere qui, a certi livelli, ti taglia fuori, mentre il centro-nord permette maggiori collegamenti col resto d’Europa e quindi maggiori opportunità.
Cerco col massimo delle mie forze di creare qui delle alternative, come spettacolo ed eventi che non limitino tutto al mero insegnamento e permettano di andare avanti a tutti e di continuare su questa prolifica strada. Parlo di una struttura su cui poggiare le fondamenta dell’HH siculo, ma anche italiano, in fondo. L’alternativa diventerebbe una migrazione di massa o l’abbandono. I de Klan, primi a trasferirsi, ne sono stati l’esempio e non voglio che questo atteggiamento persista.

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Categories: Special Crew

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