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La scena poppin’ europea sembra essere più sviluppata rispetto alla California ed è strano, poiché essa è la patria degli stili funk. Come mai?
Credo sia perchè a Los Angeles vi sono molti creativi ed innovatori, pochi praticano solo il poppin’. Vi sono più persone che reinventano con nuovi stili, come il jerkin’ o il flexin’ e anche se questi stili sono strettamente connessi al poppin’, poiché ne usano la tecnica, le linee ed i movimenti, queste persone non vogliono essere considerati poppers. Forse perché per diventare un popper bisogna passare attraverso molte tappe per acquisire le basi, probabilmente per questo la gente preferisce fare le proprie cose. In altri continenti, come Asia o Europa, le persone sono maggiormente attaccate alla cultura rispetto agli States e questo è un po’ triste. In ogni caso io continuo a fare poppin’…

Come hai deciso di iniziare a ballare, e perché il popping?
Ho iniziato a ballare quando avevo 18 anni come house dancer. Amavo il ballo già da prima, ma non avevo ancora provato quella passione per nessuna cosa facessi al tempo. Andavo sullo skateboard, giocavo a basket, cantavo… Poi, appena compiuti 18 anni, andai in un club e vedendo tutte quelle persone ballare sentii “La Chiamata”. Improvvisamente mi fu chiaro cosa avrei dovuto fare nella vita, così pregai Dio e gli chiesi di aiutarmi in questo. Da lì molta gente mi ha aiutato a portare avanti il mio percorso. Iniziai con l’house, e poi incontrai un ballerino di poppin’, Johnny Five, che mi disse: “Ehi, dovresti fare poppin’, viste le tue lunghe braccia”. E fu così che per il mio 21esimo compleanno venne a casa mia e mi insegnò il poppin’. Fu li che capii che questo sarebbe stato il mio stile.

Perché, secondo te, USA e Giappone sono più connessi rispetto ad USA ed Europa per quanto riguarda la scena del poppin’?
Credo ci sia un collegamento tra Europa e USA, forse il problema è che nel mondo non ci si conosce tutti e molti non conoscono parte dei poppers americani. Credo che il problema sia la mancanza di visibilità.

Cosiccome è strano che sia la tua prima volta in Italia…
Si, ma nemmeno io sapevo che ci fosse una scena poppin’ così sviluppata in Italia.
Poche persone ne parlano, ho incontrato solamente Shorty e credo che sia fantastico. Perciò sì, secondo me il problema è la mancanza di visibilità.

Visto che sei spesso in Giappone, hai qualche consiglio per i giovani poppers che vogliono andare lì per allenarsi e studiare?
Credo che ovunque si vada, Giappone o no, si debba tenere la mente aperta, perché ogni luogo ha qualcosa di speciale da dare, sta tutto nel come lo si prende.
Questa è la cosa più importante: acquisire informazioni che sembrano inutili e trasformarle in qualcosa di grande. Molti possono pensare che qualcosa sia orribile, ma qualcun altro nel Mondo può vedere la stessa cosa come bellissima. Dovete vedere la danza nello stesso modo: alcune persone non amano il poppin’, preferiscono fare coreografie. Bisogna prendere ciò che si può dalle diverse nazioni ed usarlo per la propria danza, anche se penso non sia facile. Serve essere mentalmente aperti se si vuole crescere in questa cultura.

Ritornando alla prima domanda, credi che ci sia un modo per diffondere maggiormente la cultura a Los Angeles?
Dobbiamo unirci e farlo succedere. Credo che molte persone siano tanto impegnate a costruire sè stesse per cui non vi si sono focalizzate. Intendo dire, sono pochi quelli che tentano di costruire la scena, ma è lo stesso problema di Europa e Asia, c’è mancanza di esposizione. Ogni sera mi alleno con la mia ragazza ed alcuni amici in un parcheggio e la gente viene a vederci, si siede e ci guarda. A loro piace molto e vorrebbero vedere queste cose, ma non hanno idea di dove trovarle. Il governo americano non aiuta molto a finanziare eventi od a costruire la cultura per questa danza.
Loro vogliono qualcosa che sia già avviato, come il coreografico e cose del genere. Perché investire del denaro in qualcosa nato negli anni 70 od 80, quando hanno qualcos’altro di più innovativo che funziona benissimo? Credo che al fine di migliorare la scena ci sia bisogno di più persone che si uniscano e si spera che finalmente potremo far accadere qualcosa di buono.

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