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Essere un bboy a 30 anni, rispetto a quando eri un bboy di 20. Quali sono le differenze?
A 20 anni non ero presente né consapevole, ma avevo l’ambizione che mi portava oltre. Significa che avevo solo un obiettivo: scrivere la storia e lasciare il segno. Ero in costante pressione ed in costante allenamento, indipendentemente dal paese in cui mi trovavo o dalla stanchezza. Ora, a 30 anni, mi chiedo come sono riuscito a superare certe situazioni di pressione o di distanza dai miei amici e dalla famiglia. Sono cosciente, so chi sono, so cos’è importante per me, so cosa mi rende felice. Questo è l’ABC.

Il momento migliore ed il momento peggiore.
Il momento migliore, se vuoi essere un “alieno”, non credo tu riesca davvero a gustarlo, perché appena lo raggiungi sai che a breve dovrai affrontarne un altro. L’arte di riuscire a vivere il presente la vivi nel momento di pura consapevolezza, quel momento lo raggiungi in due modi: se sei in una situazione dove ti senti a tuo agio, oppure se acquisisci una grande sicurezza in te stesso ed accetti il fatto di esprimere semplicemente chi sei, senza pensare al dopo. Personalmente i miei momenti migliori li ho vissuti allenandomi. Amavo ed amo allenarmi per ore ed ore, sentendo quella sensazione di costante miglioramento ed invincibilità, ma anche riuscire a vedere i miei amici e le persone a me care. Il momento peggiore è stata sicuramente la sensazione di perdere tutto a casa, la base dove vivo, essendo dall’altra parte del mondo, con il pensiero “the show must go on…” in testa.

La maturità porta più a dare che ricevere o ad essere più al centro dell’attenzione?
Personalmente ti dico che dipende tutto dalla persona. C’è chi a 30 anni rincorre ancora un trofeo che non ha ottenuto, c’è anche chi invece è talmente abituato a stare al centro dell’attenzione che quando arriva ai 30 non ne può più fare a meno. Ma c’è anche chi è in pace con se stesso e sa quando è il momento per farsi da parte.

In 20 anni di carriera hai girato il mondo. Quanti paesi hai visitato e soprattutto quali sono quelli che ti porterai sempre dentro?
Ho visto gran parte del mondo, ma il paese dove ho potuto immaginare di vivere sono stati gli USA. Parlo di Los Angeles, New York, Chicago, Philadelphia… avevo la costante sensazione di essere in un paese dove tutto è possibile.

A cosa stai lavorando attualmente e quali sono i tuoi prossimi passi?
Sto lavorando su vari progetti, tra questi: lo spettacolo A.B.C., unione tra la danza moderna e la breakdance, dove le due discipline trovano un equilibrio perfetto ed armonico al tempo stesso. Si potrebbe battezzare Modernbreaking, una bella e rara combinazione che fa sicuramente riflettere. L’altro progetto è legato alla street art: Opificium BreakDance incontra “Bmx Flatland”. È uno spettacolo di due discipline nate sulla strada, che hanno molte cose in comune. Una di queste è la pura essenza di esprimere i propri tricks dinamici a tempo di musica ed all’acclamazione della folla. Uno show che fa sicuramente entusiasmare il pubblico.

Che consigli daresti alle nuove generazioni?
Non avere paura e non adeguarsi alle circostanze. Bisogna esternarsi per riuscire a diventare o essere. Forse questa è una cosa che può motivare. Ricordo quando ho visto per la prima volta un concerto dal vivo: 2003, in Italia. In quel momento sognavo di essere sul palco ad emozionare un pubblico di 40 mila persone. Ci sono riuscito 6 anni dopo: Stadio Olimpico, Roma. Ricordo anche quando giocavo alla playstation e sognavo di essere parte di un gioco, un personaggio speciale. Nel 2004 ho dovuto creare tutte le powermove per il gioco Bboy Playstation, ma non ero ancora un personaggio di un gioco e mi hanno tenuto solo come stunt-man.
Questa cosa davvero non mi andava giù, cosiccome nemmeno il fatto che bboy Phisix ne facesse parte ed io no. Beh, mi sono trovato di fronte a Phisix nella finale dello Chelles Battle Pro 2008 ed ho goduto ad essermi preso una personale rivincita. Successivamente, dopo un paio di anni, con Red Bull BC One Championship, una applicazione che puoi scaricare sul tuo smartphone, me ne sono presa anche un’altra. Niente arriva facilmente, nessuna sfida si vince facilmente.
Cosa dire ora? Potrei raccontare mille viaggi, fatti di vittorie e sconfitte, ma per questa intervista le pagine non bastano. Posso solo dire che ora sono consapevole ma ancora sognatore. I sogni sono la base di tutto, ma niente accade senza una grande dedizione e passione.

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