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Joseph.. Le motivazioni della tua evoluzione in One Connection.
La danza è un viaggio in continua evoluzione; la mia la definirei una ri-acquisizione. Sono originario della Costa d’Avorio e come recita una linea d’abbigliamento: l’ “Africa è il Futuro”, sebbene sia la terra madre. Un giorno sicuramente tornerò a viverci, restituendo quello che è stato dato a me. È incredibile! Sono nato a Parigi, ma la prima volta che misi piede in Africa ebbi la sensazione di aver sempre vissuto là. Comincia con l’hype nei primi anni 90 (che prende ispirazione dalle danza africane), poi dal 1999 al 2011 ho approfondito l’hip-hop e l’house, ovviamente insieme a tutta la scena francese del periodo ed alla mia crew O’Trip House. Nel 2011 la mia ragazza mi risvegliò artisticamente, facendomi capire l’importanza delle mie origini, da cui non avevo ancora attinto a piene mani. La danza è un viaggio, però prima di cambiare genere è basilare comprendere a fondo il genere che stai studiando. Solo in questo modo la tua apertura sarà equivalente ad evoluzione e maturazione artistica. Mettetevela via, servono anni su anni di studio per comprendere i risvolti di ogni stile e non si finisce mai di imparare.

Afro house, uno stile molto seguito in questo momento, che ne dici?
Più che seguito direi di quasi di moda (lol) e secondo me l’appellativo viene usato a volte in maniera impropria. C’è da fare qualche differenza tecnica: l’house prende spunto da tanti diversi stili (salsa, lofting, tap, afro, etc.) come una sorta di influenza, mentre afro dance, quello che facciamo con One Connection, utilizza la danza africana: Kuduro Angola, Coupè Decalè dalla Costa d’Avorio, Azonto dal Ghana, su brani afro beat nati negli anni settanta in Nigeria, l’afro house angolana, Kwaito, Sudafrica (la musica della danza Pantsula).

L’Africa è ancora una risposta pure allo showbiz in cui la street dance è coinvolta in questo momento!
La danza in Africa è sentimento, cultura, comunicazione senza filtro: l’Africa è il cuore della danza perché continua ad ispirare, con le sue innumerevoli declinazioni; pensa che solo in Costa d’Avorio ci sono quarantacinque stili diversi di danza autoctona. Nel 2011 mi recai in Africa per approfondire lo studio della danza ed in Senegal la compagnia del villaggio Ki-Yi ballò 40 minuti filati, non per soldi ma per mostrarmi ed insegnarmi la loro arte. Il loro senso del “dare” è un aspetto da cui dobbiamo imparare molto: io voglio tornare per dare loro qualcosa che ancora non hanno, ma che inconsapevolmente mi hanno donato. Insieme ad Ange, Animal e Tony Maskot, ivoriani come me, sto producendo un documentario su questo perché la gente deve sapere e riconoscere. L’Africa sarà la nuova America, anche se in realtà è sempre stata il cuore della danza!

 

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