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..il viaggio di Riky Rock a NY, alla ricerca del vero!

Della vita ho visto molto e dalla vita ho avuto molto. Di certo non mi posso lamentare, anche se le cose me le sono sempre guadagnate con la determinazione e la perspicacia. Una cosa però mancava ancora: un’esperienza all’estero, da solo. New York. Si, la Grande Mela, la città in cui molti sognano di vivere e che per altri è solamente un passaggio, per affari o divertimento. Questa è la mia nona volta qui, ma la prima da solo e con la voglia di conoscere ancor meglio me stesso e quello che questa città ha di più bello per me, ovvero la cultura hip hop. Ho settantuno giorni per ricaricare le batterie ed assorbire il più possibile dai cinque elementi. Dopo una dura ricerca di voli per spendere poco, ne trovo uno alla mia portata con partenza da Verona, via Palermo, per arrivare al JFK. Arrivo il giorno dell’Indipendence Day e già vedo fuochi d’artificio sulla costa dell’Hudson River. Tra me e me dico: sanno che sono qui? Fa sempre bene all’umore! New York è davvero cara, soprattutto per gli affitti. Per fortuna ho un amico italiano qui (Fabyork), che mi sistema in una stanza, anche se molto piccola. Ma quella sarà casa mia e tutto mi gasa alla grande.
La vita a NY è un continuo correre e rallentare, l’uso della parola busy è all’ordine del giorno, sulla bocca di tutti e questo mi fa capire quanto sia frenetico vivere qui, per cui se ce la vuoi fare ti devi sbattere.
Parto subito a cercare connessioni con bboy e stand-up dancers. Con l’aiuto di amici italiani, tra cui Rufy, riesco a mettermi in contatto con i Dynamics Rockers. Mi trovo il martedì sera in uno studio alla DNA, dove Kid Glyde dà lezione. Poi ci si allena tutti assieme. Il primo impatto lascia trasparire un po’ di diffidenza, ma una chiacchiera e le info degli eventi ti vengono sempre concessi con molta trasparenza ed educazione. Qui fa sempre piacere quando racconti che sei italiano, al che il tuo interlocutore piazza sempre la frase italiana con il suo accento, che di per sé fa molto ridere. Uno dei primi weekend si presenta subito l’anniversario dei Dynamics Rockers e la sera del sabato c’è il battle a Brooklyn. Nella venue fa un caldo incredibile, con ventilatori che combattono l’umidità sparando aria (ovviamente calda), ma l’atmosfera è tutta da godere. La gente è super esaltata, tutti ci credono e partono sfide anche belle pesanti prima del vero battle, della serie: ti faccio capire chi hai davanti e questo è solamente l’antipasto. Nulla di nuovo per me, anzi: con la testa mi sento a casa! L’evento va alla grande, con bboys e bgirls davvero in gamba e con una grande anima che si libera nel cerchio. La cosa che apprezzo sempre di più è che appena entra qualcuno della vecchia generazione, subito la gente si gira e lo va a salutare. Ad un certo punto arrivano pure i rockers di Brooklyn e lì faccio amicizia con Break Easy dei Dynasty Rockers, che dopo aver scambiato due chiacchiere mi dice di andarmi ad allenare a Mc Carren Park con loro. Certo che sì! Il secondo giorno l’evento si sposta ai 5 Pointz, uno degli spazi dove l’hip hop fa capire la sua grandezza, in uno dei building più colorati che abbia mai visto. Graffiti ovunque in questo edificio e nella rimessa dei camion la giornata continua alla grande, con concerti dal vivo, show, battle e cerchi da tutte le parti. Perché io entri in un cerchio house ce ne vuole, ma lì mi sento spinto dalla voglia di farmi conoscere e di potermi ricordare di aver ballato in un contesto così avvincente. Ci sono writers che dipingono ovunque con linee e colori pazzeschi, dando sempre più energia all’evento. L’emozione è ancora più forte adesso, se penso che un po’ di tempo dopo il 5 Pointz è stato distrutto per far spazio ad un area commerciale.
Un lunedì vado ad allenarmi al parco per incontrare Break Easy e per poter conoscere pure King Uprock. Appena arrivo, vedo che tutti ballano sulla pista rossa da corsa e che per nessun motivo tu puoi scivolare, ma la gente ci dà dentro a mille ed io con loro. Sento una bella situazione, come una batteria che si ricarica. Dopo un po’ riesco a fare due chiacchiere con King Uprock ed alla mia domanda “posso capire qualche cosa in più del rockin’?” la sua faccia si zittisce e diventa seria. Ecco, queste sono situazioni in cui non vorrei mai trovarmi. Vicino a lui c’è anche Mr Loose ed anche lui mi guarda molto attentamente. Ecco: sono morto, ho fatto la domanda sbagliata. King mi guarda e mi chiede chi e che cosa conosco del rockin’. Spiego il mio punto di vista e subito dopo lui mi dice: “Ok, fammi vedere quello che sai fare”. Wow, qui te la devi sudare, ma a me piace così e parto con una mia session di rockin’. Appena finisco, lui mi guarda ed esclama: “Ti ho chiesto rockin’, non bboyin’!”. Bene, almeno so che cosa sto facendo. Andiamo avanti a parlare e gli chiedo se è possibile passare un giorno con lui, per chiarirmi mille dubbi. Due giorni dopo ci incontriamo ad una fermata della subway a Brooklyn e lui mi accompagna a casa sua, nel Queens, dove mi presenta tutta la sua famiglia. Scesi nel sotto scala, ci accomodiamo sul divano e da lì, per le successive cinque ore, parliamo di ogni cosa possibile e di come è partito tutto. Incredibile, una grande esperienza, forse la migliore di questo periodo. Ora ho le idee più chiare riguardo al rockin’ e questo mi fa stare meglio. Durante la mia permanenza sono stato a moltissimi eventi e serate nei club. Ricordo lo Step The Game Up, organizzato da Buddha Stretch. Una vera bomba: battle con vari stili e cerchi aperti, dove tutti se la ballano con spirito di condivisione ed un pizzico di sana arroganza, che scalda sempre la situazione. All’evento ci sono davvero tutti e King arriva con altri rockers di Brooklyn. Risultato: mi sento all’interno di un film.
A New York ci sono concerti ed eventi gratis, basta consultare il sito summerstage.com. Tra i grandi eventi di quest’anno a cui non sono mancato c’è stato l’anniversario della Rock Steady Crew, con concerti dal vivo e varie performance tra le quali Dj Premier, Pete Rock & CL Smooth e Brand Nubian, oltre allo spettacolo Ghetto Made, il mercoledì successivo. Due grandi appuntamenti, sempre seguiti da grandi after party. Nei club di NY le serate sono sempre uniche e ballare in questi contesti è pura adrenalina: escono sempre mille cerchi e sempre con persone nuove. Il secondo grande evento è stato sempre a Central Park, per i 40 anni di carriera di Kool Herc. Sono rimasto molto sorpreso da quella giornata, non tanto per super guests come Rakim e Big Daddy Kane, che hanno fatto esplodere la gente da tutte le parti, ma per il semplice fatto che c’erano molte più persone della vecchia scuola che della nuova. Un pensiero negativo l’ho fatto, ovviamente. Ma dico, si parla di uno dei padri fondatori e la gente non è lì a battergli le mani? Devo farvi una confidenza: a NY molte persone parlano di chi c’è stato prima e di chi ha creato questo e quello, quindi è difficile sapere chi ha ragione. Parlare con tutti aiuta davvero a farsi un’idea. Sono sempre stato un amante dei battle di scratchin’ e per mia grande fortuna ho assisito alla finale americana del DMC a NY. Un intero pomeriggio ad ascoltare dj, rimanendo sempre a bocca aperta per le loro performance, ammirando nuove tecniche sul fader e dita che spingono sul piatto come se fosse burro fuso. Per di più era il 30° anniversario del DMC. Durante un allenamento, viene da me King Uprock e mi dice che ci tiene ad avermi al suo 25° anniversario di matrimonio. Imbarazzato ed allo stesso tempo onorato, presenzio alla cerimonia, dove ci sono tutti i rockers storici, ben pettinati, ben vestiti e con figli al seguito. Dopo la cerimonia e la cena, un veloce cambio d’abito e da lì è successo di tutto: IT’S ROCKIN’ TIME! Non credo di avere le giuste parole per descrivere quello che è accaduto, questo rimane un momento soltanto mio, che ha dell’incredibile.
Un consiglio? Andate a NY da soli, perché così avrete più stimoli nel conoscere voi stessi e pensare con la vostra testa. Sono ormai vent’anni che vivo in questo ambiente, ho sempre rispettato chi c’era prima e dopo di me e la mia voglia di conoscere non si è ancora fermata. Non abbiate paura di non avere ancora capito bene che cosa voglia dire la parola hip hop.
In questo modo potrete scoprire molte più cose e vedere tutto con altri occhi e non per un fine di vittoria o sconfitta, ma per condivisione, amore e possibilità di valorizzare voi stessi.
Grazie a Street Dance Magazine per avermi dato questa opportunità e per il sostegno che continua a dare a questa cultura. Grazie a tutte le persone che credono in me! Peace, Love, Unity and Have Fun.

Riky Rock from Fightin Soul

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Categories: Experience, Special

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