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“CONTROL THE GLOBE SLOWLY, PROCEEDS TO BLOW SWINGIN’ SWORD LIKE A SHINOBI…”

Vengo svegliato dalla musica rimasta accesa tutta la notte, il Wu Tang Clan mi aiuta a riprendere conoscenza.
La testa, lentamente, in automatico, inizia a muoversi mantenendo il groove e questo groove, tra uno sbadiglio e l’altro, mi fa tornare in mente situazioni ed esperienze passate.
Il primo ricordo è quello di Vibrazioni Positive a Cesena; non si sapeva mai più di tanto cosa aspettarsi, si sapeva che c’era una jam e punto!
Una volta raggiunta la stazione dei treni l’odore di spray ti faceva da guida: super murate piene zeppe di graffiti di alto livello, che per me erano tele di valore inestimabile.
L’odore degli spray si disperdeva tra bboys e bgirls che avevano già occupato ogni spazio adatto per ballare, dal linoleum messo per l’occasione ai portici lì di fianco. Da lontano vedo sbucare Edo di Forlì, che mi dice: andiamo a farci due sleghi sotto i portici? Iniziamo a muoverci e ad un tratto ci accorgiamo di aver aperto un cerchio incredibile.
I fratelli di Genova (Giorgio e Marco), Denis, un Kris che breakkava ancora, Next One, Crazy… in poche parole eravamo tutti lì e la musica era sempre presente, come erano presenti gli Mc che mantenevano calda la situazione!
Tutti lì, dai pionieri della scena alle nuove leve; si stava bene, non vi era nessun battle, nessun soldo da vincere. Solo fotta, rispetto ed una reputazione da farsi! Ricordo questi cerchi pieni di energia ed era una vera sfida anche solo l’entrarvi. Si vedevano bboys uno diverso dall’altro, a volte anche imprecisi, ma di un’originalità sorprendente. L’Italia, insomma, aveva un suo flusso.
Dal Wu Tang la mia playlist passa ai A Tribe Called Quest e le sonorità di questo gruppo mi ricordano i pezzi rap che passava Yo Rap su Mtv, dove potevi ascoltare super mega pezzi.
O meglio, la quantità di musica fatta male diffusa era inferiore a quella fatta bene: Method Man, Red Man, Group Home e Jeru The Damaja. Internet era un traguardo troppo lontano, ai tempi non era diffuso nelle case come ora, quindi appuntamento fisso per ascoltare il rap serio alla tv e poi di corsa in strada per dare sfogo alla fotta presa da quella musica! Questo ricordo musicale mi riporta agli smazzi di mix tape: ragazzi che vendevano roba autoprodotta a pochi spiccioli o comunque rendevano possibile imbattersi in storie come Dj Gruff, Deda, Colle Der Fomento, Demolizione 1 di Inoki e Joe Cassano o Lou X.
Di tanto in tanto anche roba di Atpc o Articolo 31, ma per assenza di groove diciamo che questi ultimi li si skippava!
It’s freshhh… uno scratch mi collega la voce di Q Tip alle sonorità di Dj Shadow ed ho subito un’immagine nitida: Dj Skizo, Dj Gruff e Dj Jay Kay dalla Svizzera.
Suonavano rap serio e funk da panico, con scratch che erano un tutt’uno con la musica e non capivo come fosse possibile fare quei tricks con due giradischi.
Ognuno con la propria musica, nessun pezzo era suonato due volte. Solo bombe, solo musica seria, nessun pezzo mandato a loop all’infinto. Sentivo di sentire l’hip-hop!
La necessita di un caffè mi riporta alla realtà, mi dirigo in cucina, accendo la tv ed ecco che mi danno il buongiorno questi rapper italiani con la mania del tattoo vecchia scuola.
Rappano di storie mai vissute fisicamente e dal quantitativo hip-hop meno 1! Il loro messaggio non è hip-hop, ma solo un inno al fighettismo, a chi ha più donne, o meglio femmine, a chi si droga di più ed ai soldi che è possibile fare con un pubblico di fans dai 10 ai 18 anni. Anche il rap americano è cambiato, già, ma è cambiato solo in superficie.
Chi ne sa, sa dove cercare la roba seria! Non c’è paragone musicale e culturale. Cambio canale: il rap ad Amici di Maria De Filippi. Oddio, quasi svengo, nello stesso programma spunta uno pseudo-bboy. Il cuore piange, stringo i denti e provo a vedere come va a finire, ho paura di vedere dei windmill con il tutù.
Mi faccio forza, spengo la tv e ripiego sul web. Navigo un po’ ed all’improvviso vedo un link che parla di alcuni dj.
Leggo le prime righe e subito noto una cosa: questi suonano con i cdj, per collegare un pezzo all’altro non usano uno scratch, ma delle trombette fastidiose e ridicole.
La cosa curiosa è che queste persone vengono chiamate dj e suonano ovunque musica senza groove e senza flow.
E la cosa più triste è vedere rapper che ne sanno di musica, ma che per via di contratti – o comunque per vendere qualcosa in più – gli danno credibilità.
Se volete fare dei gran soldi andate piuttosto a lavorare e date più valore alla passione che dite di avere!
Sorseggio ancora il mio caffè e navigo un altro po’. Nulla da fare, il mio ultimo sorso viene rovinato da un link vecchio, che non so perché è stato nuovamente tirato fuori: “La Federazione italiana di break dance a punti”. Click! Pc spento.
Penso che dovremmo impegnarci di più nella divulgazione del giusto, non si devono perdere i valori di questa cultura. L’evoluzione è ben accetta, ma mai allontanarsi dalle radici.
Bisogna informarsi ma non su internet, piuttosto parlando e conoscendo le persone che hanno contribuito alla crescita sana e genuina di questa cultura! In Italia abbiamo persone “si” e persone “no”. Credo sia così fin dalla notte dei tempi, ma penso anche che l’hip-hop italiano prima fosse gestito da persone consapevoli e da persone che avevano creato la scena. Oggi è totalmente il contrario e la ragione sta tutta nella parola business. Questa Italia mia come sta messa? Non mi resta che fare su le mie cose e distrarmi un po’.

Cima

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Categories: Experience, Special

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