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Quando hai deciso che la breakdance sarebbe stata la tua strada?

Non l’ho deciso, è stato il breakin’ a scegliere me, nel senso che ho sempre sentito di voler fare qualcosa di grande. Volevo essere qualcuno, diventare il numero uno, volevo essere un campione. Per problemi economici i miei si sono trasferiti in Germania ed erano sempre al lavoro. Ovunque mi mettessero, io scappavo. Calcio, ping-pong, a volte scappavo di casa, fino a che per strada non ho visto il breakin’ che per me è stato Matrix: mi alleno quando voglio, posso diventare quello che voglio, esprimere ciò che voglio. Sapevo che era quella la mia strada, perché sono io il creatore di me stesso. Inoltre non c’è bisogno del denaro, basta la musica.

Dopo l’infortunio sei ritornato più forte di prima. Da ottimo mover, sei diventato Cico.

Fatalità, proprio oggi ho mandato un videomessaggio ad un ragazzo che si è rotto una spalla. Secondo me se non tocchi il fondo, se non vai nel profondo di te stesso nel momento buio, non sai veramente qual è l’apice e dove puoi arrivare. Perché solo lì realizzi di aver perso tutto, nel momento in cui ti fai male davvero. Nei momenti difficili l’idea di mollare ha sfiorato anche me, però mi sono detto: “Ok, se oggi mollo, mollerò per sempre”. Per me l’avversario è sempre stato irrilevante. Non è mai stata una questione di “devo vincere la sfida”, quanto piuttosto “devo vincere contro me stesso e dimostrare a tutti che sono Cico”.

In tutta onestà, non risulti essere tra i bboy più amati della scena italiana: credi sia perché – essendo cresciuto in Germania – la scena l’hai vissuta poco ed essendo tornato in Italia solo dal 2002/2003 non potevi dire di rappresentarla?

Penso di essere tra quelli che hanno vissuto di più la scena, parlando dei ragazzi che sono in Italia. Quando ho iniziato, in Germania c’erano tantissime jam e già nel 1999 ho iniziato a viaggiare in Francia, ma in generale un po’ ovunque. Avevo fatto la sfida con Suicidal Lifestyle ed Enemy Squad, secondi classificati al BOTY 1999; nello stesso anno ho vinto il premio come Best Solo Dancer al BOTY Germania (al tempo veniva premiato il miglior bboy della serata, ndr). Tante volte non riesco a capire perché si dice che io sia poco amato.
Credo sia perché ho sempre seguito il mio ideale senza farmi condizionare da chi giudicava negativamente o da chi voleva cambiarmi. Credo che poi con il tempo la gente abbia iniziato a non sostenermi più a causa dei media o della mia testardaggine. Mi rattrista il fatto che non si riesca a capire che mi sento italiano nel profondo ed ho sempre cercato di portare la bandiera all’estero nel modo più umile. Dalla Germania sono tornato in Italia perché sono italiano e voglio rappresentare l’Italia.

Restando sempre in argomento nazionalità, ad oggi nel mondo siamo riconosciuti solo per te e Next One. Come pensi si possa evolvere questa situazione, oppure: come mai è così?

Me lo chiedo anch’io, sarei fiero di vedere più italiani nei contesti esteri, che magari arrivano e se anche alla prima sfida perdono, poi tornano motivati e vincono.
Esiste la possibilità di emergere, all’IBE si può partecipare ad ogni sfida. Froz, ad esempio, pur non essendo amato ha vinto il BC One Italia due volte di fila ed io l’ho supportato, perché ha dimostrato che con la costanza e l’allenamento non ce n’è per nessuno.
A mio avviso il problema degli italiani risiede nel loro eccessivo basarsi sull’apparenza ed incapacità di guardare oltre la realtà italiana. Non si mettono in gioco al di fuori, o meglio lo fanno in pochissimi. Così quando vanno all’estero si sentono i King, anche solo per aver partecipato ad un evento. Ma alla fine dei conti il King non lo diventi mai.
Magari diventi famoso, ma sorge un altro problema: più arrivi ad essere importante nella scena, maggiori sono le responsabilità, perché la gente ha delle aspettative nei tuoi confronti, vuole essere ispirata da te, avere risposte a certe domande, capire perché tu fai questa danza.

Un mover ha una carriera più breve rispetto a chi fa top rock o footwork. Cosa farà Cico da grande e come vivi questo passaggio con la pressione di molti ragazzi che hai ispirato nel mondo e che ti vorranno battere?

Secondo me il limite d’età ancora non esiste, per me siamo parte di quella generazione che può decidere quand’è giunto il capolinea. Roxrite ha vinto il BC One a 30 anni. Io sono un mover, ma questo non significa che mi devo mettere a confronto con i mover più giovani. Non l’ho mai fatto, poiché credo che nel momento in cui inizi a confrontarti con un bboy più forte perdi te stesso.
Per trovare te stesso devi prendere ispirazione e non metterti sullo stesso piano, perché il confronto ti porta una pressione inutile. Se trovi te stesso, nessuno può raggiungere il tuo “te stesso”. Ora magari qualcuno può superare i miei giri di ninety, ma resto comunque il primo ad averli fatti ed a far capire che era possibile. In realtà non è importante il “quanto”, bensì il “come”. Non è la move difficile che fai, ma come la esprimi; non è ballare a tempo di musica, ma come tu balli a tempo di musica. Non è la dinamica del footwork, ma ogni movimento espresso in maniera diversa da una persona diversa. Quindi non credo che i confronti siano sempre giusti. Sono felice di vedere che le nuove generazioni mi rispettano, come Lil G che mi ha regalato la bandiera del Venezuela, o Pocket che mi fa sempre un sacco di feste. La mia motivazione più grande adesso è andare oltre, moves a parte sento di poter tirare fuori molto altro, cosa che vorrei esprimere nei prossimi anni.

Cico, la Spinkings e la maturazione.

La Spinkings è nata nel 2004/2005 perché volevo lasciare un ricordo di un team internazionale. Ne facevano parte Junior, Omar, Boom e Eagle degli Expression coreani e Ian. Eravamo fortissimi, è stato uno dei momenti più belli della mia carriera, avevamo un manager che sapeva ciò che voleva e ci portava nella giusta direzione. Il gruppo si è sciolto a causa della distanza e di alcune difficoltà sorte con il tempo, ma ciò non toglie che mi sia rimasto nel cuore. L’accademia è nata anche per questo: volevo mantenere qualcosa di mio del passato. Ho creato questa scuola nella mia città, Treviso, una zona molto difficile per il nostro tipo di danza e che ha sempre mostrato poco interesse per questa forma d’arte. Abbiamo validi insegnanti che mi sostengono costantemente tra cui Marco Gentile, vincitore del Red Bull BC One Italia. Non so come andrà in futuro, aprire una scuola di danza richiede grande impegno e sacrificio. È comunque una cosa bella che ho fatto con il cuore. Soddisfazione più grande è l’aver scoperto nuovi talenti.

 

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