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Una comunità di oltre 100 mila unità e la questione insegnamento sempre aperta: chi può e chi non può, chi ha il merito e chi no. Il meccanismo si fa più intricato se poi si va ad analizzare l’aspetto economico di questa “professione”. Il nostro sistema può sostenere le centinaia di “insegnanti” presenti in Italia? Non nascondo che la cosa assomigli più ad un’illusione che ad una professione, della serie: fa figo dirlo, ma in definitiva che futuro ci si prospetta?
D’inverno sballottati e divisi tra più scuole per far quadrare i conti, per un reddito che durante l’estate si azzera o si basa su piccole entrate, derivanti da impieghi in villaggi turistici, centri estivi o performance varie, molto spesso sottopagate. Un potere contrattuale quasi nullo (tranne che per gli insegnanti più importanti), una posizione fiscale e sociale che non permette nemmeno di richiedere una carta di credito, figuriamoci un prestito per l’acquisto di un’automobile. Non mi spingo nemmeno a considerare l’acquisto di un casa, che anche i lavoratori stabili faticano ad ottenere.
Fino a quando reggeranno i 7500 euro come rimborso di un’asd? Fino a quando sarà possibile poter continuare questo percorso?
La possibilità di vivere da soli eccita tutti, ma con quali soldi? Con quali certezze?
Qual è la prospettiva per quei ragazzi che lasciano la scuola onde inseguire il miraggio dell’insegnamento o del professionismo?
In molti dicono: “A livello contributivo vivo il mio presente, alla pensione chi ci pensa?”.
È questo l’atteggiamento giusto? Il rischio infortuni l’avete mai preso in considerazione? Le polizze (credo che non più del 10% dei ballerini ne abbia una) risarciscono in base a quanto si produce. Questo vuol dire che il rimborso è proporzionato al reddito, quindi sono necessari contratti, busta paga, tasse da pagare, una posizione fiscale corretta. Il fatto che abbiate vinto/partecipato/organizzato un contest non ha alcun peso, se la vostra figura lavorativa non è istituzionalizzata.
Fortunato, forse, chi ha “papi” che gli consente di fare la vita da universitario travestito da ballerino, ma ricordiamo che si può avere voce nella società solo se inquadrati, in grado di giustificare un proprio reddito, un lavoro, un’attività.
Se consideriamo il lavoro come mezzo per guadagnare il denaro necessario al sostentamento, allora anche la paghetta settimanale della nostra adolescenza lo era. E bastava. Ma in età adulta, quando le scelte hanno un valore sicuramente diverso, crediamo che il lavoro debba essere concepito come costruzione di un futuro.
Qui non entriamo nel merito di chi può non può insegnare, perché anche i migliori ballerini senza credibilità ed affidabilità non possono raggiungere lo status di professionisti.
L’intento di queste righe è fermarsi a riflettere. Tutti vorrebbero essere professionisti, ma qui non c’è spazio per tutti, per cui delle due l’una: o ci si allena cercando di essere i migliori (evitando di perdere tempo inutile sui social network), oppure è meglio fare un passo indietro, trovarsi un lavoro che dia una sicurezza ed intendere la vita del ballerino come un secondo lavoro. Tante volte un passo indietro ci aiuta a farne tre in avanti, offrendo l’opportunità di vivere la nostra passione con meno stress e maggiore lucidità. Solo così si può avere una possibilità di scelta, alzando la qualità di vita nostra e di chi ci sta vicino.
In una realtà instabile come l’Italia attuale, i piedi per terra ed il famoso “Piano B”, se non doverosi, restano meritevoli di attenzione.

Giovanni Tambarelli

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Categories: Experience, Special

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