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Sei uno dei ballerini che ha vinto di più.

Sai, niente viene dal cielo, non c’è un segreto, niente è impossibile, tutto ha un prezzo e se vuoi qualcosa puoi averlo. Dipende quanto sei esigente verso te stesso.

Anche se hai vinto tanto e sei considerato un locker rivoluzionario, dentro il cerchio sei il più umile.

Sono un perfezionista, non sono mai soddisfatto, non è mai abbastanza.
Dipende anche dalla tua educazione, dai tuoi amici. Io sono cresciuto in una famiglia dove la danza è un hobby, ho finito la scuola secondaria e ho lavorato come carroziere per tanto tempo.
È importante avere un Piano B, perché la danza non ti garantisce un futuro certo. Se un domani ti rompi una gamba, se succede qualcosa, devi avere una seconda opzione.
Lo stile di vita di un ballerino comporta molti sacrifici: famiglia, tempo libero, hobbies, ma se vuoi raggiungere dei risultati questo è l’unico modo che conosco.
Dopo 11 anni di battle penso che mi fermerò, non ho più lo stesso entusiasmo. Non mi sento di fare qualcosa che non voglio. Tornerò, perché sono una persona competitiva, mi conosco. Ma non ora.
Il futuro prossimo di P Lock sarà diviso tra il mio evento di lockin’ e l’insegnare alle nuove generazioni, prendendomi cura dei ragazzi.

Chi ti ha ispirato?

Gli Original Locker, Jimmy Soul (il mio partner), Nicholas Brothers, tutti.
All’inizio ero più ispirato dal lockin’, poi dal boogaloo, salsa e tap. Niente di forzato, tutto naturale, a patto che tu sia una persona mentalmente aperta e curiosa.
Ho avuto due Maestri (non due insegnanti!): Momo dei Vagabonds e Junior Almeida (tecnica e movimenti).
I Vagabonds mi hanno dato l’attitudine alle battle.
Le foundations dei Vagabonds (la mia prima crew) hanno aiutato ballerini come me, Lamine, Pepito e Salah ad essere qualcuno nella scena.
L’approccio dei Vagabonds è unico, ti insegna come si fanno i battle.
Ora invece è più una dimostrazione che un battle, è una demo vs demo.

Come hai rilanciato il lockin’?

È stato un percorso naturale, ho seguito il mio gusto. Prima di tutto lo devi fare per te stesso, non per gli altri.
La cosa fondamentale è avere delle foundation solide, senza di quelle non puoi apportare evoluzioni.
Dal momento in cui hai basi consolidate puoi sbizzarrirti come e quando vuoi.
Gli effetti senza foundation sono tempo perso. Non puoi correre senza camminare. Se un giorno quello che faccio non piacerà più non sarà un problema. Il problema è che molta gente pigra si approccia al lockin’ pensando sia semplice, poi quando si accorge che non lo è invece di lavorare sodo si adagia, abbassando il livello dei battle e degli show.
È per questo che il lockin’ ha uno scarso appeal rispetto ad altri stili.
Non è una questione di musica, è una questione di ballerini. I giovani vengono attratti dallo stile/performance del ballerino, non dalla musica, per cui battle noiosi sono un ostacolo alla crescita del movimento.
È una questione di qualità. È la danza che mi fa apprezzare la musica non viceversa.
Prima di cominciare, ascoltavo la musica commerciale, da discoteca, normale. Devi lavorare duro e basta. Tieni conto che nei miei primi 4 anni di lockin’ mi sono allenato per 5 giorni a settimana, 6 ore al giorno.
Sono troppi quei ballerini con un buon potenziale che si devono allenare in modo intelligente.
Fanno milioni di lezioni ma non ascoltano i consigli degli insegnanti e dei giudici. Ripetono gli stessi errori per anni. Se non migliori, perché continui a ballare? Dov’è la tua esigenza? Copiare da youtube non è il modo giusto.
Prima impara le foundations, poi mettici il tuo stile. Youtube ti deve ispirare come qualsiasi altra cosa, ma il consiglio è quello di spendere meno tempo su youtube ed allenarsi di più in studio ed ascoltare i consigli. Se decidi di fare qualcosa, falla bene, o non farla affatto!

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