IT     EN

Cos’ ha fatto il ballo per te come persona e quando è diventata la tua professione?

Ho iniziato a ballare professionalmente a 16 anni. Ero un ragazzo timido a scuola, il ballo mi ha dato un’identità, qualcosa cui appartenere. Praticamente mi ha dato una voce e lo sta ancora facendo.

Qual è la cosa più importante che tuo fratello Sam Solomon ti ha trasmesso con la sua danza?

Wow, sono tante. L’amore, l’amore per i movimenti ed il raggiungimento della professionalità.
Non sono perfetto, mi sono allenato molto per diventare il più bravo possibile, come lui. L’ho visto per la prima volta ed ero incredulo, volevo fare quello che faceva lui ed essere così nel ballo. Non essere come lui, lui aveva le sue cose. Mi ha fatto da guida per migliorare sempre di più.

Per diventare un artista come quello che sei ora c’è un prezzo da pagare? Popin’ Pete e Timothy Solomon sono la stessa persona?

La danza non ha cambiato la mia personalità o altro, non è come camminare in un centro commerciale e venire indicato dalla gente. Mi ha semplicemente dato maggiori opportunità di vedere il mondo, incontrare belle persone e condividere il ballo.
Parlando di Popin’ Pete e Timothy, è la stessa cosa. il mio nickname è Peter ed è sempre stato parte di me in ogni caso. Ballo alla stessa maniera, sia come Timothy che come Popin’ Pete.

Come hanno avuto inizio gli Electric Boogaloos?

Il gruppo che ha creato Sam nei dintorni di Fresno, California, in realtà si chiamava Electronic Boogaloo Lockers. Io sono di Fresno, ma non ero parte di quel gruppo, sono diventato una sorta di membro di una “seconda generazione di transizione”.
Ci siamo trasferiti da Fresno a Long Beach e Sam ha iniziato ad insegnare a parecchi dei ragazzi del vicinato. Io avevo 16 anni, un paio di loro 17, qualcun’altro 15 e così via.
Così a Long Beach abbiamo messo in piedi questo gruppo con cui nel 1978 abbiamo fatto l’audizione per un live show tour e l’organizzatore ci ha detto che il nostro nome era troppo lungo. Inoltre noi non eravamo dei locker, così ha deciso di accorciarlo: Electric Boogaloo.
Non Boogaloos, originariamente eravamo conosciuti come Electric Boogaloo, e così il tutto ha avuto inizio. Non io né Sam, ma qualcun’altro ci ha dato il nome. Quindi gli Electric Boogaloo sono originari di Long Beach – California, mentre il primo gruppo di Sam, Electronic Boogaloo Lockers, sono di Fresno – California.

Parlando di crew, al giorno d’oggi molte persone ne hanno perso il concetto, saltando da un team all’altro e definendolo una crew, ma non dovrebbe essere così…

Sono in un gruppo, sono in una famiglia. Ecco da dove vengo. Io provengo da una famiglia di ballerini ed amici che hanno vissuto assieme.
Ad un certo punto, come Electric Boogaloos, ci siamo ritrovati con 10 di noi che vivevano a casa dei miei genitori, trasformando il nostro garage in un appartamento improvvisato. Mia madre cucinava e nutriva tutti noi, siamo diventati una famiglia.
Ci supportiamo ed amiamo l’un l’altro tuttora, siamo ancora ottimi amici.

Tu e Michael Jackson…

Tutto è iniziato con una telefonata di qualcuno dal suo ufficio di produzione, mentre preparavano il video di “Beat It”.
Una signora al telefono diceva: “Si, chiamo dalla… produzione di Michael Jackson. Vi stiamo cercando, ragazzi, vi vogliamo nel video”, ed io ho risposto: “Ceeeerto…” e ho riattaccato. Poi hanno richiamato, dicendo: “Veramente, è la produzione di Michael Jackson…”, ed ecco com’è iniziata. Lui era magnifico.
La gente dice che quello è stato il picco della mia carriera ma io dico che è il secondo. Il primo è stato imparare questo ballo, perché senza di esso non avrei mai incontrato Michael Jackson (per la risposta completa guardate il video sull’applicazione Ipad o sul nostro sito web, lo merita, ndr)

Sei una delle figure più influenti della cultura hip hop…

In realtà non sono hip hop, vengo dalla West Coast, non sapevo cosa fosse l’hip hop fino a che molti anni più tardi la gente ha iniziato a parlarmi di questo fantastico fenomeno proveniente da New York. Sulla West Coast non sapevamo nulla dell’hip hop, eravamo streetdancers e così chiamavamo quello stile. Capisco perché la gente mi dica così, ma devo sempre dire che l’hip hop non era parte di ciò che facevo.
Non siamo cresciuti in quel modo, non sapevamo nulla a riguardo. Ma per quel che riguarda la mia influenza nella danza, mi sento onorato e fortunato.
Quando ho iniziato a ballare non ero in cerca di fama. Ero un Nerd Borderline, troppo magro per fare sport.
Così, quando ho avuto l’occasione di salire su un palco ed esibirmi di fronte alla gente, le persone hanno iniziato ad apprezzare ciò che stavo facendo. Ma sono sempre stato quel ragazzo che si sente onorato e fortunato di far parte del mondo della danza e la cosa non mi ha mai dato alla testa.

Al giorno d’oggi molte canzoni suonate nei battle della categorie hip hop sono le stesse (Popin’ Pete inizia a sorridere, ndr) della categoria di poppin’…

Provengo da un posto in cui le cose create nel loro contesto originale, qualsiasi fosse l’area, devono appartenervi. La musica hip hop è le parole, quel groove, non si tratta di beat strumentali privi di essenza.
Anche la musica poppin’ originariamente era fatta di disco e funk fusion, ma c’erano le band e tutto il contorno. Poi abbiamo iniziato a ballare su gente come Anita Ward – Ring My Bell, Bohannon, Cameo, queste erano le canzoni poppin’.
Se mi piacciono alcune canzoni che molti produttori fanno oggi? Si, le ballo di gusto. Ma tornando all’essenza di ciò che la gente sta facendo nei contest, non riesci a dire qual è la differenza tra un battle di poppin’ ed uno di hip hop e questo è il problema.
Questa è la ragione per cui molti ballerini non capiscono il groove, capiscono solo una manciata di beat. Il ritmo è diverso dal seguire una manciata di beat.

Che cosa crea un popper?

Non lo so. Io sono un ballerino che fa uno stile di danza chiamato poppin’. Ho smesso di usare il termine popper molto tempo fa.
Popper è troppo ampio, viene usato per tutto.
Da dove provengo io il poppin’ è uno stile in mezzo a tanti altri stili differenti. Usando quella parola si tolgono i props dai creatori del wavin’, del tuttin’, del philmore style e di tutti gli altri.
Se sei un waver non puoi definirti un popper. Un popper è una persona che contrae i suoi muscoli ritmicamente sulla musica ed utilizza movimenti random attraverso la danza.
La definizione di popper è totalmente sbagliata e diversa. Ecco perché dico di essere un ballerino che fa uno stile di ballo chiamato poppin’, boogaloo. So fare lockin’, so ballare party dance.
Al giorno d’oggi un popper è troppo limitato mentalmente, non impara null’altro e non conosce le differenze.
Da dove provengo io, se ti definisci un popper ma inizi a ballare facendo wave non sei un popper, sei un waver.
È come dire che sei un giocatore di tennis ma hai una divisa da basket.

Categories: Guest

Leave a Reply


  • Facebook
  • google plus
  • Twitter
  • RSS
  • Delicious
  • Roc n. 21721