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mag 28

Dignità

Che lavoro è il “ballerino di hip hop”?

Sono tante le domande che ultimamente mi faccio e qualcosa rischierò scrivendo queste righe, ma sono stato sempre libero nel dire quello che penso. L’Italia della scena freestyle stand up è nata nel 2005 e sfido chiunque a smentirmi. Lo dico a gran voce, per gentile concessione di Street Dance Magazine: nessun ballerino italiano di spicco ha dieci anni d’esperienza, a meno che non arrivi dal floor.
Mi riferisco naturalmente ai b.boys e lo testimonia il fatto che “Give It Up” ed “I’m the One” sono stati i primi eventi ad investire in questo settore.
È giusto sottolineare, però, che in Italia da tempo girano nomi di freestylers (vedi staff Freddy alla Fiera del Fitness di Rimini nel 1998), ma di sicuro prima di quell’anno non hanno avuto l’occasione o – per capirci meglio – un contest che li potesse far conoscere ad un gran numero di persone. Un esempio: prima del 2005, e per alcuni prima di “Amici”, Kris Buzzi era un nessuno. Se sapessero!
Oggi le cose sono cambiate, pulluliamo di talenti che cercano di farsi conoscere attraverso battle, casting e TV.

Qual è il giusto palcoscenico per un talento freestyler made in Italy? Qual é il prezzo da pagare per fare strada ed avere successo?

Negli ultimi mesi è stato proposto un casting online che ha attirato la mia attenzione: “Promuoviti facendo pubblicità al nostro brand e noi, forse, ti daremo un’occasione”.
Ma quanti hanno colto l’essenza di questo messaggio? In verità anche un altro casting mi è balzato all’occhio ultimamente, ma il succo è sempre lo stesso: “Fatti votare dai nonni, facci pubblicità e vincerai gli awards”.
È ovvio che queste possano essere delle opportunità ed a mio parere vanno sfruttate, viste le ore di lavoro ed il sudore spesi in sala, ma le aziende che hanno un budget economico da far paura non potrebbero semplicemente pagare un cast di freestyler, se in principio è di casting che si parla?
Assicuro loro che basterebbe solo il 20% del cachet di nomi come Pezzali o Garrison per poter disporre di una compagnia di grandi professionisti. Le crew non hanno colpa nello stare al gioco, ma va detto che negli anni ‘90 ai casting della “Fiat Uno Rap” veniva concessa molta più dignità ai ballerini! Oggi sulla scena troviamo tanti freestyler con grandi capacità e che hanno fame di venir fuori.
Ritengo siano le forti organizzazioni, supportate da grandi sponsor, a dover dare loro la possibilità di vetrina. Invitandoli a esibirsi, proponendo un proprio showcase in un contesto stimolante, annesso al proprio settore; sono sicuro che potrebbe essere un primo passo per far sì che il ballerino non cerchi la propria occasione solo attraverso i grandi trade.
Queste poche righe rappresentano semplicemente una sintesi del mio pensiero da quasi quarantenne. Se i casting dovessero essere la mia speranza di vita lavorativa, sarei fottuto di brutto!
D’altra parte, sicuramente i casting devono rappresentare questo per un giovane di venticinque anni, ma oggi – con esperienza – consiglio di mettere la propria DIGNITA’ davanti a tutto.

Fritz

Categories: Experience, Special

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