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mag 22

Bandits

..siamo andati a conoscere meglio una delle crew storiche del breakin’ italiano: i Bandits. Lo abbiamo fatto con Mosè, Froz e Base.

Milano ed il Muretto, un legame fortissimo, sebbene adesso non esista più.

Non esiste più fisicamente, ma l’eredità che il Muretto ha lasciato a chi l’ha vissuto rimane viva e pesantissima.
E non parlo solo per la scena milanese.
Il Muretto ci ha dato la giusta misura di cosa fosse il b.boyin’ e per questo dobbiamo ringraziare B.boy/Dj Twice (Natural Force), che ci ha fatto conoscere l’essenza e la storia di quel luogo. Dagli anni ottanta al 2002, quando è stato borchiato per evitare ai b.boys di ballare ed agli skater di grindare, è stato un luogo di incontro e di scambio senza precedenti. L’atmosfera era così speciale che attualmente cerchiamo di riviverla in Moscova, luogo in cui alcuni di noi – grazie a Mad Lucas e Matteino – cominciarono ad allenarsi a Milano.
Moscova è un altro spazio storico per la scena milanese, anche se il Muretto resta unico.

Cos’hanno i Bandits di diverso dagli altri?

In 12 anni di crew (fondata da Mad Lucas nel 2001, ndr), concetti come professionalità, compattezza, potenza e dedizione primeggiano indiscutibilmente. Siamo dei professionisti, questo è il nostro lavoro. Senza certe caratteristiche non puoi perseguire gli obiettivi.
Non per scadere nel banale, ma è (o almeno dovrebbe essere) ovvio che senza il rispetto e la stima reciproca tutto diventa insostenibile.

Aspetto positivi e negativi della scena attuale. Cosa cambiereste e come vedete il futuro del breakin’.

Beh, i numeri ed il livello sono confortanti, in crescita e sempre più persone si avvicinano al breakin’.
Altra cosa positiva è che pian piano inizia ad esserci un po’ di collaborazione tra tutti, ma siamo solo al 10% di ciò che necessiterebbe.

Aspetti negativi?

M.: La mancanza di conoscenza del b.boyin’ e della storia italiana di quest’arte. Siamo italiani e bisognerebbe essere più coscienti del nostro passato, meno americanizzati, meno youtube oriented e più italiani.
B.: Serve un filo diretto tra le organizzazioni, per evitare che molte manifestazioni si accavallino a livello di date. Servirebbero anche più cerchi nei battle.
F.: Un aspetto negativo risiede nella scarsità di basi filosofiche all’interno della cultura e della disciplina. In questo modo molte persone creano correnti di pensiero, gruppi, capitoli nazionali, alterando così la spontaneità e la naturalezza dello spirito italiano. Emulano ed importano idee/regole ed una filosofia che non ci appartengono e non ci rispecchiano. C’è troppa americanizzazione. Una delle cose che mi piacerebbe fare è riuscire ad affermare nel breakin’ i valori di libertà di espressione (indipendentemente dal proprio livello di ballo e conoscenza) e quello di uguaglianza tra b.boys (indipendentemente dal proprio status nella scena). Abbatterei l’idolatria (gerarchia dell’old school), per mettere invece al servizio di tutti l’esperienza dei pionieri per lo sviluppo della scena, senza piedistalli e senza opportunismo. Con molto realismo ed a scopo collettivo.

Quali sono le crew che stimate di più e quali i battle a cui tenete maggiormente?

Principalmente Ormus Force per la presenza, nonostante le difficoltà logistiche. Poi De Klan, Triesteam e Fameja per il calore e l’entusiasmo, ma anche Feet For Funk e Natural Force. Le sfide? Su tutte HHC 2008: Bandits vs Mind 180 (USA), Finale Freestyle Session 2006 e la vittoria nel Battle de Rochefort (FRA) nel 2010.

Qualcosa da aggiungere?

M.: Preferisco evitare… Grazie mille a tutti e buon divertimento!
B.: Si raccoglie ciò che si semina, cerchiamo di seminare tutti quanti al meglio, con amore per il nostro presente e futuro.
F.: Vorrei ringraziare pubblicamente le persone che hanno contribuito a fare di me la persona che sono oggi. Io ballo anche per onorare il loro contributo.

Categories: Special Crew

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