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Quest’anno in Italia, il 23 Febbraio, c’è stato il Dance@Live. Puoi parlarci un po’ di quest’evento?

Da otto anni Dance@Live è uno dei maggiori battle 1vs1 del Giappone, io stesso l’ho vinto due volte. Ora si sta ingrandendo e si sono aggiunte delle categorie, per i ragazzi del college, per i kids ed un crew battle. Da due anni a questa parte è un evento importante, ha un buon concept. Credo che il Giappone abbia bisogno di qualcosa di questo tipo, per apprezzare le regole del battle ed aprire la mente. Funziona.

Si dice: “Quando pensi di fare qualcosa bene, ci sarà sempre un ragazzo asiatico che la fa meglio”. Perché?

Per quel che riguarda noi giapponesi, ci alleniamo sulle foundations del ballo, non importa quale sia lo stile. Prima di apprenderlo impariamo come muovere il nostro corpo, come prendere il beat ed il ritmo in ogni categoria. Penso sia perché ci alleniamo per anni, per cui gli asiatici – in particolare i giapponesi – raggiungono poi un tale livello. Dopodiché apprendiamo la tecnica. Quindi all’inizio ci sono le basi, che sono molto importanti. Ho notato che però ad oggi forse c’è troppa focalizzazione sulle basi, a volte necessiteremmo di più creatività per esprimerci. Impariamo le moves dalle foundations e dalle basi, non nascono nella nostra mente, perciò noi giapponesi dobbiamo lavorare su questo. Ecco ciò che penso. Ma resta comunque che il livello di tutti i giapponesi è veramente ottimo.

Come si potrebbe importare un po’ della vostra ferrea disciplina in Europa?

Per noi è una questione di tradizione e cultura. Non siamo persone pigre, studiamo per ore, è un fattore culturale. Impariamo da subito come restare umili, dobbiamo rispettare ogni cosa: rispettare ciò che si sta facendo. Ecco perché abbiamo una disciplina tanto ferrea. Qui in Europa la gente ama ballare, ama la musica ed anche qui c’è disciplina, solo che è diversa. I giapponesi stanno sempre facendo qualcosa, si tengono impegnati, ma a volte questo non è un bene, poiché ci si trova ad imparare a ballare come se fosse un lavoro o lo studio, senza ‘sentirlo’. Ballare è una cosa che parte da dentro. Quindi abbiamo sia l’approccio positivo che quello negativo.

Cosa pensi dell’Europa?

La scena europea si sta espandendo, gli europei la supportano ed abbiamo bisogno di loro (voi). Ad oggi molti paesi organizzano molti eventi al fine di condividere la passione ed il sentimento per il ballo. Anche in Giappone, in alcuni paesi dell’Asia ed in America questo avviene, ma non così tanto come in Europa. Ora tutti hanno gli occhi puntati sulla scena europea. Penso sia una cosa buona, poiché porta la gente a studiare, a voler capire cosa stanno facendo ed a condividerlo. I ballerini europei stanno diventando molto forti, hanno buone creatività, forza ed energia. Necessitano soltanto di praticare maggiormente le basi. Devono concentrarsi e focalizzarsi sulle basi. È semplice, ma non facile. Semplice è l’aggettivo migliore, perché la semplicità fa sempre la differenza. Se capiranno questo, gli europei potranno essere i ballerini più forti del mondo. Ho tratto molta ispirazione dai ballerini europei, anche se sono più vecchio la cosa non ha nessuna importanza. Ora la scena europea sta migliorando e crescendo e questo mi piace.

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