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Ci sono segnali che vanno colti, approfonditi e valutati. Ci sono messaggi che più o meno direttamente danno riferimenti, criteri ed orientamenti.
Sottraendoci alle centinaia di video postate, alle migliaia di parole autoreferenziali, ai mi piace di facciata e ben lungi dalla conoscenza – ops, scusate: knowledge – di chi non perde occasione per ergersi a paladino dell’hip hop, possiamo tranquillamente dire che qualcosa sta cambiando.

Ci sono risultati di livello assoluto, ci sono rifiuti e critiche a format che spingono a mendicare voti, come nel caso degli MTV Hip Hop Awards, senza nemmeno offrire alle crew la possibilità di venire giudicate in base al proprio lavoro o talento.
Tra i primi ad accorgersene vi è stato Cima (License to Chill/Klandeskillz), che in una riflessione pubblica si chiedeva quanto questo fosse idoneo ed edificante per la scena stessa.
Un’apparizione in tv ed un premio da alzare per le crew, inserite come tappabuchi in uno show tristissimo, all’interno del quale è andata in scena anche una presa per il c**o da parte di alcuni comici, intenti a promuovere il loro film! Chiamandosi Hip Hop Awards, si sarebbe dovuto esigere un miglior trattamento.
A salvare la situazione, va detto che ad imporsi fortunatamente sono stati gli Yessai Squad, tra le crew più rappresentative e credibili della scena italiana, dando comunque il massimo rispetto a Bandits e Renegade Master, ci mancherebbe.

Nello stesso periodo, a Montpellier, nella finale mondiale del Battle of The Year 2012 i De Klan conquistavano il 5° posto finale – otto anni dopo la vittoria nel Best Show da parte dei Break The Funk – uscendo tra i favori della critica e l’approvazione generale per uno show di grande livello. Va menzionato il fatto che la sconfitta nel battle contro i Pokemon (la crew di Lilou) a detta di molti è stata dubbia e che, se si fosse tenuta in territorio neutro, probabilmente avrebbe dato esito diverso.
Dunque chi la dura, lavora e suda alla fine la vince ed arriva. La conferma arriva proprio da Kacyo & co.

Parallelamente, al Funkin Stylez di Berlino, il Team Italia formato da Carlos, Chicco, Xu, Ryan e Kira dava sfoggio di grande valore, uscendo solo in semifinale contro il Team Francia, ma mettendo sotto pressione la giuria e riscuotendo il consenso del pubblico, in uno dei battle più ‘real’ al mondo.
Come ciliegina sulla torta, Carlos nell’hip hop dava vita a preselezioni di altissimo livello, riuscendo pure a battere Martha agli ottavi di finale.

Ed ancora: nel novembre 2012 i Da Beat di Roma ottenevano un prestigiosissimo 2° posto a WOD di Eindhoven, evento in cui la Unio Crew e gli N.Ough figuravano come guest.

Il 30 dicembre 2012 Street Fighters World Tour faceva il suo debutto per la prima volta in Giappone. Le migliori crew giapponesi si sono sfidate davanti a 2.500 persone per raggiungere la World Final, prevista per il 20 luglio a The Week 2013.
Un segno di grande rispetto per quanto avviene nel nostro paese.

Per concludere, segnaliamo il grande successo del nuovo album firmato dagli italianissimi The Sleepers: “The Way of Street Dance Vol. 2”, suonato sistematicamente dai dj più prestigiosi nei maggiori eventi mondiali.

La scena resta fondamentale: più sarà di livello e matura, più otterrà considerazione a livello mondiale, più saprà generare e formare nuovi talenti e nuovi progetti, in grado di dare lustro al nostro Paese, di divertirci ed appassionarci.
Personalmente prediligerei il lavoro ed il sudore ai post propagandistici, evitando di fare gli esterofili ad ogni ritorno in patria e di buttare fango (voglio essere educato) sulla scena italiana.
La scena è di chi la vive e la alimenta. La scena siamo noi!

Pertanto, se non migliorerà o se le prossime generazioni si troveranno nella nostra stessa situazione, la colpa sarà soltanto nostra.

Per questo motivo è da apprezzare la Jam del 23 dicembre scorso, tenutasi a Torino ed organizzata da Master X, in cui è stato ricordato con ottimi risultati che il contest è solo un risvolto, importante ma pur sempre minore rispetto alla musica, alla condivisione ed a sfumature come rap e djing, giusto per fare un esempio.

Perciò è triste sapere che in un evento a metà dicembre alcuni coreografi sono venuti alle mani con la scusa di un contest. Dunque, se da un lato la scena non evolve dobbiamo sentirci TUTTI responsabili, dall’altro dobbiamo anche sentirci TUTTI felici se qualcuno di noi, chiunque esso sia, ottiene risultati importanti. Perché questi risultati sono un po’ anche merito della scena, quindi anche nostri.

Giovanni Tambarelli

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Categories: Experience, Special

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