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Il tuo post riguardo l’essere un ballerino professionista si è diffuso in tutto il mondo. Come mai hai sentito la necessità di scriverlo?

Non ho scritto tutto io, qualcuno ha postato la prima parte e poi ho aggiunto la mia. Ma la ragione per cui l’ho postato è perché i ballerini vengono sempre messi all’ultimo gradino nel mondo dell’intrattenimento.
Siamo gli ultimi ad essere pagati, gli ultimi a cui viene mostrato rispetto, ciononostante innalziamo tutto quello che c’è sopra di noi. Si nota spesso un artista con una canzone che può essere buona, ma non appena vediamo i ballerini nel videoclip la canzone diventa grandiosa, poiché la danza è rappresentazione fisica della musica. Si “entra” subito nella canzone, avendo con essa una connessione fisica. La ragione per cui ho scritto questa cosa è perché i ballerini hanno bisogno di essere rispettati anche come artisti e perché e ciò che facciamo per vivere.
Se fai il cuoco per vivere vuoi essere pagato per cucinare, se fai il lavapiatti per vivere vuoi essere pagato per lavare i piatti, se sei un videomaker non vuoi di certo che la gente rubi le tue idee e vuoi essere pagato per il tuo lavoro.
Ballerini? Noi balliamo, per cui dovremmo essere pagati per ballare. Se ci chiamate da qualche parte per esibirci, giudicare o solo insegnare sarà meglio che ci trattiate come artisti, esattamente come ogni altro artista.

C’è una sorta di discussione su quel che riguarda l’LA Style. Cosa ne pensi?

Prima di tutto lasciami spiegare una cosa.
Per rispondere a questo c’è un modo molto semplice: in termini di LA style vi è un’intera cultura dietro ai passi di danza e le persone a cui ci si riferisce con il termine ‘LA style’ non hanno nulla a che vedere con tutto questo.
L’Hip hop dov’è nato? A New York. Il poppin’ dov’è nato? In California, giusto? C’è forse un ‘NY style’ di poppin’? No. Il lockin’ dov’è nato? In California. C’è forse un ‘NY style’ di lockin’? No. C’è un ‘NY style’ di waackin’? No, eppure anche il waackin’ è nato in California.
Quindi perché dovrebbe esserci un LA Style per l’hip hop? C’è una cultura hip hop a LA che è evidentemente diversa dalla nostra, ma è partita da noi e poi si è estesa lì. Se si vuole davvero parlare di LA style dovremmo parlare dei Soul Brothers o dei The Groovers, gruppi che hanno portato avanti l’hip hop a Los Angeles. Non guardo nemmeno se una cosa è NY style o LA style. è hip hop, è la cultura. E se rappresenti la cultura non importa dove ti trovi.

C’è un intervista su youtube in cui chiedi: “Da quando Britney Spears è diventata hip hop?”

Esatto, Britney Spears è una popstar e non voglio mancarle di rispetto, ma se lei non avesse cantato una canzone con Timbaland nessuno l’avrebbe mai collegata all’essere hip hop.
La stessa cosa vale per Justin Timberlake: quando era negli N’Sync non era certo hip hop, ma non appena ha iniziato a cantare con Timbaland lo è diventato. Se qualcuno rappresenta la cultura allora si, direi che è parte dell’hip hop. Ecco cosa dico alla gente: “Quando balliamo per artisti pop, non siamo noi a diventare pop, bensì facciamo diventare loro hip hop”.
Quando abbiamo (la Elite Force Crew, ndr) lavorato con Mariah, lei era la più grande popstar al momento, noi l’abbiamo portata nell’hip hop ed ora lo vive. Quando abbiamo lavorato con Michael Jackson – la più grande popstar in assoluto di tutti i tempi – abbiamo fatto il suo unico video hip hop e Michael ha voluto imparare tutto sull’hip hop. Non solo i passi, ma la storia dietro ad essi, la ragione per cui facevamo quei passi e da dove provenivano. Questo perché era un vero studioso nel campo della danza-intrattenimento.

Cosa pensi del fatto che i giovani ballerini stiano perdendo un po’ la strada, perdendo lo spirito della cultura hip hop?

Penso che abbiano perso di vista la strada, ma che la ritroveranno. Ho visto letteralmente crescere alcuni dei ballerini in questo battle (al Notorious IBE 2012, ndr). Penso che il problema riguardi piuttosto il fatto che i ragazzi non sanno perché vogliono ballare, quando il perché è proprio di fronte ed intorno a loro. E non capiscono che la musica è il motivo per cui si balla. Non per partecipare ai battle, non per insegnare, non per fare video musicali o per essere famosi, ma per amore della musica e della cultura.
E penso che di sicuro, anche se lentamente, una volta che i ragazzi avranno chiaro tutto ciò ed entreranno a far parte della cultura, lo capiranno. Prima di tutto però devono crescere e questo richiede tempo. Ricordo che per anni la gente continuava a dire: “Oh, questo è commerciale, non è reale”.
Ho sentito questa discussione anche applicata a noi, quando stavamo emergendo.
Eravamo i ‘ballerini commerciali’, non eravamo ‘hip hop’. A sentirla adesso, suona come una cosa ridicola. Crescere richiede tempo e le linee di comunicazione devono rimanere aperte. Per capire qualcosa devi prima farne parte. è musica, è arte, non puoi solo guardarla per dire di aver capito, devi farne parte per capire sul serio.

Sei stato in Italia per ben tre volte quest’anno, come pensi sia la situazione?

L’Italia è un po’ strana. Voglio dire, non solo l’Italia, perché la situazione è molto simile a quella di altri paesi. Ciò che accade è che la gente pensa che coreografia e freestyle siano due cose separate, tipo: “Questo è hip hop, questo non lo è. Questo è l’evoluzione dell’hip hop”. No. è hip hop quando rappresenta la cultura e si dovrebbe essere in grado di fare entrambe le cose.
Quando noi eravamo famosi per fare coreografia e video musicali, lo eravamo anche perché dal set coreografico, dal film o dal tour andavamo dritti al club per ballare, partecipare ai battle e fare freestyle.
La cultura non riguarda una sola cosa, ma l’insieme. Io non ballo e basta, faccio anche il dj, l’mc, i graffiti, so fare beatbox. Io vivo la cultura. Non sono parte della cultura, io sono la cultura poiché la vivo, la respiro e ne prendo parte.
E’ questo che la gente deve capire. Non si tratta del fatto che se fai freestyle sei meglio di altri che fanno coreografia. Dovresti fare tutto. Se fai freestyle dovresti essere in grado di fare coreografia e viceversa. Poiché è dal freestyle che crei una coreografia.

Qualche consiglio?

Non limitate voi stessi mettendovi in una scatola, in un quadrato. Viviamo in un cypher. Tendiamo a dividere le cose in compartimenti stagni per capirle meglio: locker, popper, bboy, house dancer, hip hopper. Può anche andare bene, ma prima di tutto è danza.
E se capisci che si parla di ballo, allora puoi tirar fuori tutte queste cose da compartimenti stagni e metterle in un unico cerchio, divertendoti nell’esprimerle tutte. Italiani, Francesi, Polacchi, Tedeschi: siete tutti Europei. Ci sono i Nordamericani, i Canadesi, i Messicani, i Giapponesi, gli Asiatici, gli Africani, ma prima di tutto siamo esseri umani.
Prima di dividere per razze si dovrebbe pensare alla prima fra tutte: la razza umana.

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