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Un giorno una coreografa francese mi chiese: “Cos’è per te il ritmo?”

Io risposi con lo sguardo rivolto alla finestra aperta della sala: “è il mio respiro, è camminare, è il rumore delle foglie, il cane che abbaia, la tosse del mio compagno, l’acqua che bevo. E’ infinitamente tutto ritmo!”.

E mentre lo dicevo, rimanevo sorpresa dalla mia stessa risposta. Mentre osservo le Olimpiadi, spengo l’audio ed osservo i movimenti degli atleti. è ritmo, a volte anche danza.

Penso sia su quest’ultima idea che Mourad Merzouki ha ideato lo spettacolo Boxe Boxe, da parte della compagnia chiamata Kafig.

La creazione gioca sulle affinità ed i contrasti di queste due discipline, in un’atmosfera resa calda e vivida dalla presenza di quattro musicisti (il quartetto Debussy), che interagiscono con i ballerini tramite coreografie mobili, quasi a creare una pellicola alla Tim Burton.

Lo spettacolo inizia al colpo del gong, con il levarsi del sipario su di un piccolo ring.
Da questo escono soltanto dei simpatici guantoni rossi, ‘animati’ dagli stessi ballerini che giocano danze all’unisono, quasi a rappresentare la vita ideale della boxe e della danza.

La fatica, il sudore, i sacrifici, la sfida e la competizione. Il mettersi a nudo di fronte all’avversario, cercando di celare i propri punti deboli, di schivare i colpi e di soddisfare le aspettative del pubblico. Per ultima – ma non per questo meno importante – vi è la presenza di un minuto e simpatico dancer/pupazzetto (veste una pancia di gomma piuma), che pilota gli incontri e l’intera compagnia in atmosfere a volte comiche ed a volte nostalgiche.

La compagnia, che ha sede nel Centre Coreographique National de Creteil et du Val-de-Marne, vede l’alternarsi di diversi ballerini a seconda del tipo di creazione che intende presentare. Il 4 Luglio 2012, al Pala De André di Ravenna, Merzouki ha proposto infatti Kafig Brazil, uno spettacolo completamente diverso.
E’ questo un progetto ideato a Rio de Janeiro, con 11 ballerini ed altri coreografi chiamati a comporre quadri coreografici di 15 minuti ciascuno.
A mio parere personale, per come è nato il progetto, quest’ultimo spettacolo ha avuto un respiro meno accattivante e dirompente di Boxe Boxe, data la discontinuità tra i quadri e la mancanza di una storia/idea, che potesse fungere da filo conduttore.

Pezzi ben coreografati e ben strutturati, in cui però il movimento non funge da mezzo per esprimere qualcosa di ben preciso. In quanto street dancer, coreografa e performer che sperimenta – anche se da poco – nel mondo del teatro, ho apprezzato molto l’intento della compagnia di valorizzare l’hip hop come espressione artistica dal più ampio respiro (grazie ad un linguaggio coreografico di ispirazione multidisciplinare, la ricerca musicale, la preparazione dell’essere scenico di alcuni ballerini).

Così come positivo è stato notare la risposta di un pubblico di età eterogenea, che ha dato vita ad una standing ovation di 15 minuti. Una risposta che mi colpisce ed al contempo mi turba, data la reale e concreta impossibilità di fare altrettanto in Italia, per la mancanza di produzioni o di fondi interessati a promuovere la cultura teatrale in generale, oltretutto se caratterizzata dalla presenza di street dancers.

 

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Categories: Special

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