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Prima cosa: chi è Betty Style?

Ahahah, hai una ventina di pagine a disposizione? Betty Style è una persona determinata e che ama le sfide, quelle con sé stessa in primis.
è decisa a mettersi in gioco e figlia del mondo.
Sin da piccola ero già testarda e decisa, con le idee piuttosto chiare sul da farsi.
Ho dedicato tutta la mia vita alla danza e continuo a farlo, convinta del fatto che in questo percorso non ci si può mai considerare arrivati. C’è sempre da imparare.
Essendo una persona trasparente, è piuttosto semplice riuscire a leggermi come un libro aperto, anche se non tutti sono in grado di farlo, talvolta fraintendendo i miei modi di fare. Sono schietta e dico sempre quello che penso, perciò tante volte risulto ‘scomoda’, specialmente in questo mondo. Alla fine, come si dice: io non sono cattiva, è che mi disegnano così.

Sei l’unica italiana nel cast di StreetDance 2. Puoi raccontarci quest’esperienza?

Essere l’unica italiana a far parte della crew mi fa onore: allo stesso tempo mi rende consapevole del fatto che siamo noi stessi a decidere ciò che vogliamo fare, fino a dove abbiamo intenzione di spingerci. Come si dice: sky’s the limit!
In StreetDance 2 interpreto Bam Bam, tatuatrice di Amsterdam che viene reclutata dal protagonista (Falk Hentschel) e dal suo amico/manager (George Sampson) per formare una crew e partecipare ad un battle importantissimo.
Un’esperienza davvero bellissima, unica. In quel periodo ero a Parigi per allenarmi e mi sono ritrovata all’audizione; c’era un sacco di gente, ballerini di ogni tipo e nazionalità ed un’energia incredibile. Dopo la parte ballata, che si è svolta in coreografia & freestyle, ho affrontato la componente di recitazione e le varie prove video. Decisamente una giornata lunghissima e molto stancante, ma che si è conclusa al meglio con la conferma del mio ruolo nel cast del film. Dopo poco è arrivata la convocazione a Londra, per iniziare le prove. Il film è stato girato in alcune delle città più belle d’europa e noi eravamo spesso in viaggio senza nemmeno accorgercene. Personalmente è stato bello confrontarmi e collaborare con alcuni dei migliori ballerini della scena, c’è sempre stata armonia ed il feeling tra noi è stato davvero bello.
Ciò ha portato ad un fluido affiatamento e sul set è risultato tutto naturale. I nostri personaggi, poi, sono stati costruiti su di noi, per cui ‘giocarci’ è stata proprio una bella sfida.

Questo film quanto ha cambiato la tua vita artistica?

Ogni lavoro che faccio porta ad una mia crescita artistica. È sempre un modo nuovo per confrontarmi ed affrontare sfide con me stessa.
Questo era per me il secondo film.
Tuttavia, oltre alla danza, c’è stato il fattore recitazione, per me da non sottovalutare.
Penso che, essendo un film e rimanendo impresso su pellicola, guardandomi indietro potrò un domani raccontare quest’esperienza.

Come vedi la situazione lavorativa per i ballerini italiani di street dance qui in italia? Come vanno le cose all’estero?

Secondo me la situazione in Italia è pessima.
Di lavoro per i ballerini praticamente non ce n’è, la maggior parte dei professionisti è obbligata ad insegnare ed a combattere perennemente contro questo sistema che ahimé – pur migliorando – non cambierà, almeno per il momento.
Nel nostro paese non mancano né talenti autentici né – purtroppo – ballerini mediocri che si offrono per lavori non retribuiti, pur di aver una ‘marchetta’ in più sul proprio curriculum.
Fino a che tutte queste persone lavoreranno gratis, è ovvio che strutture artistiche o coreografi continueranno ad approfittarne.
Io sono del parere che non bisogna accettare queste condizioni per ballare, né tantomeno scendere a compromessi. Poi ognuno di noi è libero di agire come meglio crede, però sicuramente così facendo non si contribuisce alla crescita della danza nel nostro paese.
Altro tasto dolente riguarda il fatto che spesso i lavori sono gestiti da persone incompetenti, o da coreografi che, pur avendo un nome nella scena commerciale perché lì da anni, non danno la possibilità ai più giovani di potersi esprimere.
C’è ancora molta ignoranza nella scena del ‘balleriname’ vario e troppa poca voglia di approfondimento da parte di questi gran lavoratori dello spettacolo. Tolti quelli del settore, diciamo le cose come stanno: quasi nessuno sa di che cosa si tratti realmente. Ci ritroviamo ancora oggi ad audizioni hip hop in cui ci viene chiesto se sappiamo ballare lo ‘stile rap’!
La maggior parte delle volte troviamo bandi ed inserzioni per street dancers. Poi, una volta sul posto, ci rendiamo conto che tutto quello che ci chiedono è di spogliarci e scioglierci i capelli. Dunque, tirando le somme, lo showbiz italiano si basa per lo più su canoni estetici e balletti ridicoli.
All’estero ci sono più possibilità di lavoro e la danza ha sicuramente uno spazio molto più ampio, sia sulla scena commerciale che underground.
Perciò, per tutti coloro che vogliano fare della loro passione anche un mestiere, consiglio vivamente di andare fuori per acquisire una formazione personale e artistica.

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Categories: Interviste, Special

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