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apr 22

Klandeskillz

Klandeskillz

Caciaroni e vincitori. Tra le poche crew senza beef in Italia.


Valerio: Forse perché non soffriamo di ansia da prestazione, non dobbiamo vincere per forza, sappiamo che i problemi nella vita sono altri. Se va bene ok, altrimenti come diciamo noi: ‘sti c***i!!!

Wally: Non essendo i protegé di nessuno, non abbiamo fazioni da difendere, siamo liberi.
Tra di noi non c’è un capo, le cose si discutono insieme. Se siamo dei cojoni siamo tutti dei cojoni, se abbiamo fatto bene siamo stati tutti bravi.

Milena: Dopo 5 anni di Stop Requested in cui gareggiare era la prerogativa, adesso ci fa star bene anche un solo viaggio insieme, come è stato l’estate scorsa.

Valerio: per quanto riguarda l’argomento ‘caciaroni’, l’importante è essere sé stessi senza patemi. Lo siamo nella vita, per cui sembriamo cazzoni, ma viviamo solo easy.

 

Easy, ok, ma nel 2011/2012 avete vinto quasi tutto. Il segreto?

Valerio: siamo entrati negli 8 all’SDK, abbiamo vinto Street Fighters 2011, siamo stati al Cergy Original Floor mentre io, Wally e Shorty ci siamo imposti al Juste Debout Italia. La nostra forza è l’unione, stiamo tutti a Roma sud (tranne Cima) e ci viviamo tanto. Annalisa, barattando olive ascolane, aiuta Wally nella lotta con il suo ‘io’ quotidiano, Milena e Shorty si trovano anche in altri luoghi per provare. A dire il vero è anche grazie a strutture come il Centro Sociale Auro&Marco a Spinaceto (venue dello Shut Up & Dance, ndr) ed il QG dei Dsn che abbiamo avuto la possibilità di crescere. Auro&Marco è un po’ come casa nostra, lì ci alleniamo regolarmente, mentre il QG è un laboratorio artistico in cui c’è chi balla, produce, suona o rappa. Insomma: è Underground! Ci trovi i Colors, gli Heroes, gli Urban Force, i De Klan. La scena romana è lì e per noi è una bomba sia culturalmente che mentalmente.

 

A Roma è possibile vivere di hip hop?

Wally: Il problema è il potere: ce l’hanno sempre gli stessi e chi potrebbe essere un valore aggiunto non ha la possibilità di emergere. Al nord in troppi lavorano con stipendi più lauti. C’è chi frega intere famiglie, convincendo i bambini di essere dei fenomeni, mentre poi a 20 anni vanno in crisi realizzando di non essere competitivi dopo aver buttato al vento soldi, sogni e tempo. Io preferisco fare altro ed insegnare nel modo più onesto, sapendo che da un punto di vista economico è svantaggioso. Detesto le guerre per gli allievi, è ridicolo togliere il saluto e mettersi contro ragazzi che hanno deciso di studiare con altri. L’hip-hop è libertà, non ostaggio! A Roma succede ed a me fa schifo. Tutti fenomeni e poi chi li vede in giro? C’è anche chi non ti ha mai nemmeno salutato e solo dopo qualche vittoria ai contest inizia a relazionarsi come fossi suo fratello.

A: In una città come Roma le realtà sono tantissime, ogni tanto scopriamo palestre con centinaia di allievi, gestite da illustri sconosciuti. A Roma gli stipendi degli insegnanti sono ridicoli rispetto ad altre città. Per un trattamento dignitoso devi sbatterti altrove. In generale il problema è la professionalità: da un lato non ci sono attestati o lauree che abilitino ad insegnare. Forse è meglio così, altrimenti l’arte sarebbe imbrigliata dentro troppi schemi. D’altro canto spesso i ballerini non si comportano da professionisti. L’80% degli eventi è organizzato da chi di hip-hop non capisce nulla. Le location sono asettiche ed impersonali, spesso i djs sono impreparati e si rinuncia agli afterparties, perché si arriva stremati alle 2 di notte dopo 8 categorie di 1vs1. Succede quando l’hip-hop si sporca di business e passa il messaggio sbagliato. Un paradosso italiano per una cultura che come prerogativa ha l’immediata comunicabilità, senza età o ceto sociale che tengano.

Valerio: venendo dal breakin’, mi rattrista quando un ballerino eliminato se ne va a casa.
Mi dico: a che serve? Potevi stare a casa, così perdi il meglio dell’evento: l’afterparty, la condivisione. Ascoltando Gruff, frequentando Emiliano DSN Coreknowledge, sono riuscito a far mia questa visione. Non è uno sport, c’è molto di più e questo ‘di più’ va conosciuto e vissuto.

M.: Se devo ringraziare qualcuno penso a Physs, Kapela e Babson.

Shorty: A me hanno aperto la testa Enrythm, Kris & Swan, oltre ovviamente ai Klandeskillz.

Meth: Per chiudere: mega props ai DSN. La mia speranza è che l’hip-hop italiano possa trovare un proprio stile. Siamo bravi, abbiamo un nostro background. Quindi cerchiamo di credere in noi stessi e nella nostra creatività.

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Categories: Special Crew

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