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Kidz

Trovare la giusta chiave per arrivare al cuore di ogni piccolo allievo, riuscire ad appassionarlo alla danza ed in particolare all’hip-hop. Penso siano questi i desideri di fondo che ogni insegnante dedito ai più giovani – e non solo – dovrebbe avere.

Prima di scendere nello specifico della didattica per fasce di età, vorrei chiarire due concetti importanti nell’insegnamento ai piccoli: modalità/età di inserimento e porte aperte.

L’inserimento di un allievo è una fase delicata, alla quale spesso non si dedica abbastanza attenzione, specie per i giovanissimi.
Non dimenticate che un fallito inserimento può portare il bimbo o la sua famiglia ad allontanarlo dalla danza. Oltre alle macro-suddivisioni per età esposte nel mio precedente articolo (5/7, 8/9, 10/12), è opportuno anche creare una classe di soli 5 anni (max 6). L’inizio delle scuole elementari comporta un aumento di maturità e capacità di concentrazione.
Ritengo bello – e davvero impegnativo – proporsi come faccio nel centro che dirigo: gli allievi hanno la possibilità di effettuare un numero illimitato di prove, al termine delle quali è l’allievo stesso ad esporre serenamente se l’attività lo interessa.
In caso positivo, la retta parte dalla prima prova effettuata, altrimenti nulla è dovuto.
Durante tali prove, la porta della classe rimane aperta, in modo che i genitori possano vedere come si svolge la lezione. Ricordate che, se lavorate bene, la porta aperta è la migliore pubblicità ai vostri corsi, soprattutto in centri dove si svolgono diverse discipline.

L’attenzione dei kids è affare delicato: meglio essere chiari con tutti sulla necessità di non ricevere distrazioni dall’esterno. Capisco che in alcuni centri questa modalità è difficilmente realizzabile, a causa della sovrapposizione di corsi. Porte aperte (o vetrata) e prove libere comportano non pochi problemi, ma nulla ha il valore di serenità e serietà, quando si lavora con i piccoli. Normalmente i genitori più lungimiranti apprezzano tanta trasparenza, sinonimo di coscienza verso quello che accade in classe. Personalmente non porterei mio figlio in un centro dove è richiesto un pagamento ancor prima di mettere piede in sala (ed una lezione di prova a questa età è riduttiva) e dove tutto si svolge a porte chiuse, salvo poi il fatidico saggio di fine anno, dove va da sé che tutti siano ‘bravi e belli’. Che beneficio possono portare all’insegnante le due mensilità versate per un allievo poco convinto?

Trovo invece utile – sempre in direzione della massima trasparenza nei confronti delle famiglie – il dialogo con i genitori prima delle lezioni di inserimento, spiegando che il nostro fine non è quello di avere un fruitore di qualche mese, ma di appassionare il bimbo alla danza. Si procede esponendo quali sono i vantaggi e le valenze positive (educative, sociali e psico-motorie) dell’hip-hop (se non le sapete, per favore, non insegnate!), chiarendo che il centro non è una nursery, bensì una scuola (se siamo bravi, anche di vita). Serenità e gentilezza, affiancati da una solida fermezza in ciò che viene proposto didatticamente alla classe e verso le regole di convivenza esposte a genitori ed allievi.

Una costante comunicazione e trasparenza nel proprio metodo di lavoro. Sono tutti elementi che porteranno a solidi legami di affezione, sia da parte dei piccoli che delle relative famiglie.

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Categories: Kids

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