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Intervista a Michela Cerrone, coreografa del gruppo vincitore: i Lil’ Mc Rulez

 

Come hai creato una scuola così coesa (ballerini, scuola e genitori) che propone bimbi come i Lil’, capaci di imporsi in quasi tutti in contest disputati nell’ultimo anno?
È una domanda che mi sento rivolgere spesso. Non c’è nessun segreto. I bimbi fanno due allenamenti alla settimana come gli altri, finché sono piccoli li stimoliamo molto, senza però creare troppa pressione intorno a loro.
Ci sono buoni insegnanti, ma all’MC Group (la scuola di Michela Cerrone a Mariano Comense, ndr), ci sono regole cui non si può venire meno, come rispetto ed educazione. Ragazzi ed insegnanti che non mantengono questi principi base della convivenza vengono allontanati, per cui alla fine si lavora bene ed in serenità; con umiltà poi si può arrivare all’alto livello anche a dispetto del talento. I gruppi che partecipano ai concorsi sono selezionati tra gli allievi presenti nella scuola, sono io stessa a curarli, mentre gli altri vengono seguiti dal mio staff. In genere solo questi si vedono poi alle gare, ma abbiamo altrettanti giovanissimi che si stanno facendo notare. Credo sia importante anche il metodo: io fino a 20 anni ho fatto danza classica e modern, poi frequentando locali come il Soul to Soul di Milano mi sono avvicinata sempre più a questo tipo di cultura. Ho studiato molto, sui libri ma anche in sala con i più grandi artisti al mondo; mi aggiorno tantissimo, ma ritengo che il mio background accademico sia un valore aggiunto in ambito street, soprattutto per ciò che concerne la pulizia negli show, la rigidità e la didattica.
Ai ragazzi cerchiamo di proporre tutti gli stili e non ci accontentiamo mai. Non a caso, dopo aver vinto praticamente tutto nel 2011, quest’anno i Lil’ cominceranno a concorrere all’estero e – nel caso – anche a prendere ‘legnate’, per tornare a casa ancor più stimolati a lavorare. Non vogliamo essere risucchiati nella tendenza del tutto italica che detta come, quando si raggiunge un buon livello, poi ci si culla sugli allori anziché continuare a migliorarsi.

Cosa manca alla scena, a tuo avviso?
A Milano mi manca il fatto di non condividere con gli street dancers nient’altro che eventi e contest. Sarebbe carino incontrarci e confrontarci anche davanti ad un pizza o ad un aperitivo, invece ognuno vive nel proprio ambiente e non si muove mai verso una reale condivisione. Quest’ultima, anche se auspicata, non è dunque applicata.
In secondo luogo, le crew dovrebbero sfruttare meglio le occasioni che hanno per progredire continuamente. Un esempio: alla finale di Street Fighters 2011, mentre il battle era buono, mi sarebbe piaciuto invece uno standard più alto negli show.
Si può e si deve lavorare su entrambi gli aspetti, non trascurando l’uno a vantaggio l’altro.
Tante volte è un problema di percezione, non ci si ‘informa’ abbastanza.
Prendiamo la questione LA/NY: sono molti a pensare che a LA vi siano per lo più coreografi di show minimali ed introversi, a discapito del groove e dell’aspetto del freestyle, i quali invece predominano a NY.
Non è affatto vero. Prendiamo due esempi per eccellenza come Lyle Beniga o Lando Wilkins, che non sono solo ottimi coreografi, ma anche freestylers di livello.
Questo va ad avvalorare il concetto secondo cui, per essere competitivi, bisogna (ed è possibile) saper fare bene entrambe le cose. Parlando più in generale del nostro paese, a mio avviso si perde tempo e concentrazione in chiacchiere e polemiche/accuse sulla diversità di mondi tra coreografia e freestyle: le realtà creative di spessore italiane sono poche e in maggior parte ubicate al sud.
All’estero invece parlano meno e si accusano di meno, dunque alla fine il livello sale di anno in anno. Bisogna darsi una mossa!
Io sono convinta di un’altra cosa importante, a livello nazionale: al contrario di quanto si possa pensare, io ritengo molto più diffuso ed in crescita l’aspetto del freestyle, mentre il livello di buone od ottime crew in ambito coreografico (e competitive anche all’estero) è sempre più basso.
Questo proprio perché ci si accontenta, una volta raggiunto un buon livello, di applicare semplicemente le skills di un buon freestyler nella coreografia, senza approfondire la ricerca coreografica, come al contrario accade all’estero.
Concludo dicendo la vittoria a Street Fighters Junior 2012 dei Lil’ Mc Rulez (la coreografia, oltre a me, porta la firma di Teo Menegoz per il poppin’) rappresenta simbolicamente un messaggio molto importante per la street dance italiana: chi lavora sodo in ambiente ‘accademico’ riesce a farsi spazio finalmente anche in un contesto prettamente ‘underground’.
Questo perché io, MC Group ed i Lil’ siamo un piccolo ponte tra due diversi mondi. Tre entità che, in questo caso, hanno rappresentato una connessione importante, dimostrando che l’unione porta a risultati inaspettati per chi vede o ha sempre visto freestyle e coreografia come separati ad ogni costo.

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Categories: Interviste, Special

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