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Double Struggle

MX: Tutto è nato con Sparta durante un viaggio a N.Y. e dalla voglia di condividere un progetto con persone con cui ci fosse feeling a livello umano prima che artistico. Iniziare è stato facile ma, come accade con ogni cosa, portarla avanti è dura: otto teste, otto input diversi, generazioni differenti. è una figata, tuttavia mantenere una certa intensità è difficilissimo. è la ‘fotta’ che ci spinge oltre. Non a caso, cullo il sogno che il progetto non si esaurisca con noi, ma che nascano nuove generazioni pronte a portare avanti il nome Double Struggle. Nuovi volti, stesso spirito.

Taekwon: Quando non c’erano internet e youtube non vedevi l’ora di incontrare le altre crew, per captare passi nuovi o interpretati in maniera differente. Noi siamo ancora così: zaino in spalla e via!

Daffy: Per noi stare insieme è ballare e vivercela bene, anche nella nostra diversità.

 

Voi per esperienza e talento siete un punto cardine della scena, come la vedete?

Sparta: Stiamo pagando la poca lungimiranza e l’egoismo dei pionieri di 12/13 anni fa, che non hanno allevato una scena forte come la loro: da ragazzino squattrinato chiesi ad uno di questi pionieri una musicassetta per allenarmi (era l’epoca in cui il mixtape rappresentava un canale di diffusione fondamentale. Non esisteva ancora il download gratuito, ndr) e lui pretese un sacco di soldi, senza rendersi conto che quello poteva essere un modo per aiutarmi a crescere. Di fronte al menefreghismo dei maestri sono arrivate entità discutibili, che hanno proposto interpretazioni opinabili su quello che sia o non sia l’hip-hop. In questa falla, youtube non sempre aiuta. Bisogna parlare agli allievi, essere comunicativi verso i giovani, fare da esempio, perché se anche il 90% di questi lo fa giusto per non praticare il calcio o suonare la chitarra, il restante 10% potrà invece fare da divulgatore e migliorare il nostro ambiente.

Noi teniamo molto a questo e ci impegniamo a dare il giusto messaggio.

MX: Aggiungo che è giusto supportare eventi di qualità e di spessore, a dispetto di quelli ‘fake’. Raoul: Il problema non sono i giovani, sono gli insegnanti che pensano solo alla propria carriera. L’hip-hop è condivisione, non ambizione.

Rex: Non avendo vissuto la ‘golden age’, youtube invece mi ha aiutato ad avvicinarmi, anche se poi devi andare ‘oltre’ il video, ovvero vivere la scena e scavare più nel profondo.

Raoul: Per far si che il movimento progredisca bisogna attingere dal passato, dare ascolto a chi c’era, non il contrario. Come fa la mia generazione a sentirsi fautrice di questa cultura se l’ha vista e conosciuta solo in tv o su youtube?

 

Come è stata l’unione?

MX: Si tratta di fuoco negli occhi, non di generazione: stessa passione, stesso modo di esprimerla. Avere dei giovani nella propria crew è stimolante per noi ‘vecchietti’; ti fanno spingere come dannati e ti inducono a dare il meglio.

Rex: Simo ed i ragazzi sono stati basilari per la mia crescita; appartenevo ad una gang filippina di Milano, non il massimo. Vedevo i b-boys a San Babila, mi piaceva Michael Jackson, ero attratto dal ballo, per cui ho cominciato da solo, poi ho conosciuto Raoul ed in seguito siamo entrati nei Double Struggle. Da lì in poi è stata un evoluzione costante.

Raoul: La cultura hip-hop era qualcosa di già presente nel mio dna; sono nato in una famiglia in cui si ascoltava black music dal mattino alla sera. Al contrario fu uno shock quando, successivamente iscritto ad un corso di danza hip-hop, riscontrai che era quasi l’opposto di ciò che sarebbe dovuto essere. L’errore più grande che abbia mai fatto è stato affidarmi a Daniele Baldi. è grazie a Lino Speranza, Sponky ed ai Double Struggle che non ho smesso di ballare.

 

Parecchi di voi arrivano dal b-boying: qual’è il rapporto con la Stand Up?

Squeo: Tuttora ci sono b-boys che non concepiscono l’hip-hop in piedi, restano chiacchiere di poco conto, perché un ballerino deve mettersi in gioco. Non a caso, da quando sono qui, il mio Top Rock è migliorato molto.

Mx: Anch’io dieci anni fa, da b-boy, la pensavo in quel modo, ottusamente. Karim, Riky Rock e Cristina Benedetti mi hanno fatto capire quanto questa fosse una visione molto limitata dalla Street Dance e che, nel mondo, gli artisti a terra condividevano progetti con quelli in piedi.

 

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Categories: Special Crew

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