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dic 22

Yessai Squad

Natural Born Freestyler

Crazy Cresh: Io sono originario di Pesaro, perciò ho gravitato da subito nell’orbita Hip Hop Connection, che mi ha influenzato nell’attitudine e nella visione. L’incontro con Byron nel 2002 ha significato un’evoluzione senza soluzione di continuità: in quegli anni volevamo creare un gruppo di lavoro che non avesse come fine il business o la notorietà, ma che condividesse lo stesso approccio profondo e professionale alla danza, vivendo l’hip hop a 360°. Dunque non solo durante gli show, ma anche nella vita di tutti i giorni. Dopo qualche tempo è arrivato Enrythm, con il quale al Give It Up 2005 coniammo il nome Yessai Squad. Nel tempo entrarono Sesè, Lale, Ciro, Elia, Elisa, Eddy, Federigo, Michael Branca, Attilio, Noccio e Valentina.

Sesè: Il progetto mi ha catturato sin da subito; si sentiva un feeling diverso, nuovo, entusiasmante. Questa forza mi ha spinto a trasferirmi da Verona alla Romagna, così come fece Enrico da Firenze. Uscire di casa a vent’anni con affitti da pagare, spese, responsabilità, stabilendo una distanza con la propria famiglia è stato un grande sacrificio. Però l’idea di poter costruire e poi vivere un progetto di questo respiro era troppo affascinante per rinunciarvi. Anche adesso, vivendo in città diverse come Pesaro, Rimini, Udine e Bologna è veramente un casino riuscire a trovarsi. Perciò creare qualcosa implica realmente il prendere in mano un’agenda e programmare con pianificazioni almeno trimestrali, occupando festività, domeniche, etc.

Crazy Cresh: Per noi il concetto di crew si fonde con l’appartenza e l’identità: se hai una tua crew non dovresti rappresentarne altre in battle o show. Se giochi con il Brasile non è ammissibile che tu possa giocare anche con l’Italia. La credibilità di una crew e di un artista è anche questa, in fondo un Vagabond non balla con i Pokemon! Potrà sembrare un’ottica purista, ma il significato di una crew sta nell’unire persone con la stessa mentalità e filosofia di vita. Per questo soffriamo molto quando uno dei membri si stacca o fa scelte diametralmente diverse, come è successo con Enrythm, qualche tempo fa.

è un dispiacere umano, più che professionale.

 

Byron quindi è stato fondamentale per voi?

Crazy Cresh: Decisamente. Ha sempre predicato umiltà. Da subito Byron ci ha inculcato il valore dello studio della tecnica di ogni stile, della versatilità. Un bravo ballerino è quello in grado di esprimersi in maniera completa in un cerchio di 3 ore, più che nella perfezione dei 30 secondi di un’entrata al contest. Allenarci insieme era un’interazione continua, ogni cerchio nei party era uno scambio ed un motivo di crescita. Per noi era ed è condivisione. Adesso un cypher (cerchio, ndr) sembra più una vetrina, ahimè!

Sesè:L’umiltà e la severità nel giudizio da parte di Byron sono state cose preziose per la nostra crescita, ma non ti nascondo che talvolta ci hanno anche condizionato.

 

In che senso?

Sesè: Una delle critiche che ci hanno mosso consisteva nel fatto che, ballando, trasmettevamo poche emozioni. Credo fosse anche per il timore dei suoi giudizi.

Crazy Cresh: Io non sono d’accordo: se a volte non siamo riusciti ad esprimere la nostra gioia ballando è solo perché sul palco escono anche i problemi interni ad un gruppo. E per un gruppo come il nostro era normale che, saltuariamente, questi problemi ci fossero.

Sesè: Il basso profilo può penalizzare, soprattutto nell’immagine.

Per noi ballare e viaggiare il mondo per confrontarci è ed era una cosa normale, per cui non c’era nulla da ostentare, mentre attualmente la comunicazione sembra prioritaria al curriculum. Questa cosa fa sorridere, perché negli ultimi anni la gente che va al Funky Stylez torna convinta di aver scoperto l’America, quando gli Yessai già nel 2007 e 2008 erano una crew invitata (invitata vuol dire almeno spesata, ndr). Allo stesso modo, fino al 2009 siamo stati gli unici italiani invitati all’SDK in Repubblica Ceca, per non parlare dei battle a cui abbiamo partecipato in Francia, Germania, est Europa, Russia. Senza contare le vittorie nei 2vs2 di House e Hip Hop all’Hip Hop Jam in Repubblica Ceca nel 2006 e 2007.

Per quanto riguarda le esperienze al di fuori dell’Europa, posso citare l’Hip Hop International a Las Vegas nel 2009 ed il Summer Dance Battle 2011 in Guyana, nel quale ci siamo classificati terzi.

Non è una questione di paragoni, ma è un fatto che nessuna crew italiana abbia la nostra esperienza internazionale. Pochi lo sanno, a causa di questa falla comunicativa, dovuta forse ad un’eccessiva umiltà.

Crazy Cresh: Potrebbe anche essere, ma una cosa è certa: tra 5/6 anni vedrete ancora gli Yessai in giro a rappresentare mentre altre realtà – magari figlie del tam tam o del business – finiranno.

è una selezione naturale, nonostante attualmente il business sia un collante più forte dell’attitudine.

La comunicazione eccessiva e la mancanza di cultura portano ad una idealizzazione senza senso: l’augurio per il futuro è quello di vedere sempre meno insegnanti idolatrati come star e – al contrario – un confronto/scambio costruttivo nei cerchi, com’era all’estero fino a qualche tempo fa, o come continua tuttora ad essere nel breakin’.

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Categories: Special Crew

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